Da Jp Morgan assist da 3,5 milioni un calcio ai debiti e un altro al Covid

La banca d’affari Usa dietro ai 12 club, che valgono 29 miliardi 
Giuliano Balestreri Stefano Scacchi
Paolo Dal Pino neo presidente della Lega di Serie A di calcio in conferenza stampa in via Rosellini a Milano, 20 gennaio 2020.ANSA/Mourad Balti Touati
Paolo Dal Pino neo presidente della Lega di Serie A di calcio in conferenza stampa in via Rosellini a Milano, 20 gennaio 2020.ANSA/Mourad Balti Touati

l’analisi





Un calcio ai debiti e un altro al Covid. L’accelerazione verso la Superlega delle dodici big europee, capitanate da Juventus e Real Madrid, è tutta nei numeri: dal miliardo e 100 milioni di minori ricavi a causa del Covid nella scorsa stagione ai 750 milioni di perdite nette; da 5,7 miliardi di debiti complessivi ai 3,5 miliardi di euro messi sul piatto da Jp Morgan per far partire la competizione il prima possibile con una sorta di bonus di benvenuto da 250/300 milioni di euro a tutte le squadre. Una cifra a cui potrebbero aggiungersi altri 3 miliardi di ricavi anticipati. Abbastanza per far saltare il banco e mandare in soffitta la «vecchia» Champions League.

D’altra parte Juventus, Milan, Inter, Arsenal, Atletico Madrid, Chelsea, Barcellona, Liverpool, Manchester City, Manchester United, Real Madrid e Tottenham valgono da sole, secondo le stime di Forbes, 29 miliardi di euro e qualcosa come 5 miliardi di potenziali appassionati (secondo la ricerca Fan Potential di Nielsen in 45 Paesi). Un patrimonio che fondi d’investimento e banche d’affari vogliono capitalizzare tra diritti tv e merchandising: un progetto che ricalca su larga scala quello per cui poco più di un anno fa, Paolo Dal Pino era stato chiamato al vertice della Serie A.

Il presidente della Lega aveva messo in piedi un piano che prevedeva la creazione di una media company a cui conferire la gestione dei diritti tv, sfilando – di fatto – la governance economica del pallone alla squadre. Nella compagine azionaria sarebbe entrato il consorzio composto da Cvc, Advent e Fsi, il fondo strategico italiano, che, in cambio del 10% della media company (e quindi dei diritti tv) avrebbe investito 1,7 miliardi di euro.

A far saltare il banco, affossando il progetto del canale di Serie A, fu proprio la clausola fatta mettere nero su bianco dagli investitori che vietava qualunque modifica al perimetro del calcio italiano. Tradotto: avendo subodorato il piano di una Superlega internazionale, i fondi avevano preteso che nessuna squadra lasciasse la Serie A per un’altra competizione. Una richiesta motivata dalla necessità di difendere il valore di un’operazione miliardaria che senza Juve, Inter e Milan avrebbe un peso economico inferiore.

La Superlega replica il progetto di Dal Pino su larga scala, ma con una differenza cruciale: la proprietà della competizione resta alle squadre. Dal punto di vista finanziario quello di Jp Morgan è un prestito a lungo termine che garantisce ossigeno immediato alle casse dei società e che verrà ripagato con le maggiori entrare garantite dalla competizione. Oggi, chi vince la Champions League guadagna circa 100 milioni di euro, una cifra che nei piani dei club fondatori dovrebbe andare a tutti i partecipanti alla nuova competizione. Il conto è presto fatto: i diritti tv dell’ex Coppa Campioni valgono circa 2,4 miliardi di euro a cui si aggiungono altri 400 miliardi di diritti commerciali. Una cifra che viene poi divisa tra 32 squadre; gli analisti, invece, sono convinti che le televisioni e gli Ott da Dazn ad Amazon potrebbero spendere molto di più per trasmettere una competizioni di soli dei big match.

E di conseguenza i fondatori potrebbero essere costretti a rinegoziare i contratti dei calciatori: aumenteranno il numero delle partite e delle trasferte internazionali. Quindi partiranno i primi rinnovi verso l’alto, generando spese che annulleranno in parte gli effetti delle nuove entrate.

Ma Uefa, Federazioni e Leghe potrebbero accordarsi per dichiarare risolti i contratti dei calciatori dei 12 club ai fini dei loro ordinamenti. Così in teoria club come Psg e Bayern Monaco, rimasti fuori dalla Superlega, potrebbero assicurarseli a parametro zero aprendo contenziosi infiniti. —



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