Malomo: «Rabbia e tristezza per il destino della Triestina

La tristezza dell’ex difensione e capitano di fronte alla discesa in Serie D dell’Unione: «Trieste è casa mia. Tesser? Trattato malissimo. D’Aniello? Spero ritorni»

Guido Roberti
La grinta di Malomo dopo il gol dell’1-1 ai playoff contro la Giana nel maggio del 2024 (Lasorte)
La grinta di Malomo dopo il gol dell’1-1 ai playoff contro la Giana nel maggio del 2024 (Lasorte)

Certi volti, certe voci, certi momenti, restano incancellabili. Non sono necessariamente istanti, non sono per forza storie dal lieto fine o semplicemente non hanno una fine. Sono ricordi, e quelli sì, restano per sempre.

Nella sua Roma, Alessandro Malomo, ex difensore ma soprattutto capitano della Triestina, affronta giorno dopo giorno il recupero da un grave infortunio – rottura del crociato – patito con la maglia del Guidonia, nella provincia a lui cara. A 35 anni da compiere l’esperienza aiuta a vedere le cose in modo maturo: il desiderio di tornare è tanto, la nostalgia che attanaglia quando si parla di Trieste anche.

Malomo, innanzitutto come procede il recupero?

«Va molto meglio e sono fiducioso di rientrare per il ritiro di luglio: ho ancora un anno di contratto».

La Triestina tra pochi giorni sarà in Serie D.

«Seguo quotidianamente le vicende della Triestina e so che già domenica potrebbe retrocedere. Mi riempie il cuore di tristezza, perché per me Trieste è come casa e pensare con la sua storia, i suoi tifosi, lo stadio, che ciò possa accadere mi fa tristezza e rabbia».

Cosa in particolare fa rabbia?

«Ci sono state tante persone che potevano fare diversamente ma non hanno agito per il bene della Triestina».

Lei ha vissuto l’Unione americana. Germano ha detto “certe cose non le avevo viste mai”. Sottoscrive?

«Nel calcio tante cose non le avevo mai vissute ed essere capitano nel mio ultimo anno mi ha tolto tante energie, perché pensavo tutto il tempo da giocatore a come cambiare le cose, mi rendevo conto che fuori tante cose non andavano. Pensavo potesse essere qualcosa di solido, invece no».

Si vocifera del ritorno di Beppe D’Aniello.

«Se un presidente delega le cose alle persone giuste si lavora bene, D’Aniello sa cosa vuol dire Trieste, può essere una figura importante. Certo non è facile mettersi nei panni di questa società che ha ereditato tanti problemi».

Veniamo alla D. Non sarà facile ripartire.

«Tutto dipende dal progetto che c’è ed io spero che questa società possa dare a Trieste quello che merita, serietà senza proclami. Da una retrocessione si può ripartire più forti, a queste cose ci credo. Il Venezia ha vinto la D e in tre anni era in A».

Cosa pensa del trattamento ricevuto da Tesser?

«Tesser è un uomo che ha dato tanto a questi colori, vedere come è stato trattato due anni fa e quest’anno mi fa venire dubbi sul calcio in generale. Io provai a evitare quell’esonero, parlai addirittura con Rosenzweig in videochiamata, ma non mi diedero ascolto».

Cosa resta quindi di Trieste per Malomo?

«Il primo anno in particolare mi ha cambiato, Trieste mi ha chiamato e ho tanti amici, è casa. E poi lo spessore incredibile dei giocatori. Granoche, Coletti, Lambrughi. Punti di riferimento ed esempi. Gli anni dopo da questo punto di vista mi sono sentito più solo. La stagione 2022-‘23 è stata una follia: ero tornato per Pavanel e nessuno lo ha aiutato».

A Benevento avrebbe immaginato sarebbe stata l’ultima a Trieste?

«Assolutamente no, mi era stato promesso il rinnovo, poi quell’estate mi hanno invitato ad andarmene. Ci avrei tenuto tantissimo ad aiutare i ragazzi che arrivavano». —

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