E Greg si prende l’oro negli 800 “facendo di testa sua”
dall'inviata
GWANGJU. Gregorio Paltrinieri «bravo a fregarsene», viene fuori così il ritratto del campione che trova la strada solo se prima si perde. In realtà è bravo a fare svariate cose: nuotare, vincere, scoprire il mondo e portarselo in piscina, ma soprattutto deciso a essere del tutto indipendente. Sempre.
Si è andato a prendere l’oro che gli mancava negli 800 stile: non solo successo con record europeo, 7’39"27, soprattutto una prova che dimostra il suo carattere: «Poca gente ha creduto in me, scegliere il mare quando sei campione olimpico e tutti che ti dicono "ti snaturi" "rischi" "esageri". Magari sembro invincibile però non è vero. Davanti alle parole mi fermo sempre, ascolto, ho dei dubbi. Poi sono bravo a fare di testa mia, a fregarmene». Ed è il racconto di una gara, il racconto di una vita, il film di una carriera alimentata da una testa anomala. Non da atleta puro. Ci sono i campioni che seguono sempre lo stesso percorso e quando camminano fuori dalla piastrella si spaventano, ci sono stelle che scoprono la propria dimensione, trovano una sintonia con lo staff che la difende e non escono più di lì, ci sono fuoriclasse che si muovono senza schema e poi c’è Paltrinieri che ha bisogno di scoperte per alimentare la grinta e di viaggi per non stancarsi della linea sul fondo della vasca e di esperimenti massacranti per restare fresco: «Servono stimoli in questo mondo e voglia di provare novità e di testarsi» .
Un cittadino del mondo che passa mesi in Australia, ore nei musei, che si siede davanti ai quadri e sente le stesse onde che gli arrivano addosso nei 10 km delle acque libere, gli stessi brividi che gli ha regalato l’oro alle Olimpiadi, la passione che lo ha acceso in cerca di un podio nuovo: «Argento nel 2015, bronzo nel 2017, mancava l’oro e lo desideravo. Gli 800 sono la gara che sento meno mia e non mi andava giù, ma sono andato via e senza scia non mi prendono. Troverò la strategia anche in mare». Cannibale, però con la mente aperta e il bisogno di nutrirsi di esperienze oltre che di chilometri. L’estasi davanti alla scoperta di Basquiat, anni fa, a Roma e da allora sempre cercato: «Era un pazzo scatenato, tra droga e casino, quanto di più lontano da me, però quello che esprime con la sua arte è incredibile, mi carica. E non solo lui. È proprio l’estro che mi dà benzina». La musica, per esempio, ogni tuffo legato a un rapper diverso e una colonna sonora che scatena ricordi vivissimi. Qui c’è Jaden Smith che torna nelle orecchie: «Tra 15 anni sentirò una sua canzone e ritroverò nelle braccia la scossa di questo oro».
Con il titolo giusto, avverte ancora il ritmo della prima finale olimpica, Londra 2012: mentre tutta l’Italia affogava e lui pompava Pitbull nelle cuffie in una felicità privata, rime a muso duro da opporre ai bronci altrui per non farsi condizionare. Questa Italia invece va che è una favola, e in questo squadrone dove sta Paltrinieri? «In mezzo a tutto, a fare di testa sua».—G.Z.
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