Ecco la pista perfetta e un po’ noiosetta
Guai a prendere per definitivi i responsi offerti dall’anomalo Gp del Qatar, il primo della stagione. Ma negli ultimi due anni, pur senza sputare clamorose sentenze, le gare inaugurali hanno suggerito che Jorge Lorenzo poteva abdicare in favore di Casey Stoner e che il maiorchino, esattamente 12 mesi più tardi, avrebbe potuto riprendersi la corona spingendo giù dal piedistallo (e forse al ritiro) l’introverso ducatista. Due vittorie benauguranti, stando a come poi è andata nel prosieguo del Mondiale.
Vogliamo allora avvalorare la tesi che chi conquista il primo Gp è fortemente indiziato del successo finale? Sì, si può. Ma le statistiche, si sa, sono fatte per essere interpretate, talvolta smentite. E allora si scopre, con sorpresa in questo caso, che dal 2007 al 2010, e cioè da quando apre il Motomondiale, in Qatar il solo Stoner ha fatto centro al primo tentativo, quando ancora i piloti si esibivano alla luce del sole, boccheggianti in un mare d’afa. Per i successivi tre anni, sotto i potenti riflettori che illuminano la pista nel deserto, la gara qatariota ha eletto il personaggio sbagliato. Prima per ben due volte Stoner (ricordate il violento acquazzone che nel 2009 fece slittare di 24 ore l’atteso esordio?), la cui serenità sarebbe stata scalfita durante l’annata dai propri tormenti e dalla vena di un Valentino Rossi ispiratissimo con la Yamaha. E poi lo stesso Valentino, indubbiamente sfortunato per l’incidente occorsogli al Mugello ma già forse incapace di opporsi allo strapotere del compagno-rivale Lorenzo.
Losail è un circuito perfetto in quanto a infrastrutture, come lo sono del resto quelli moderni costruiti con finanziamenti pressoché illimitati. La sicurezza dei piloti è posta in primo piano, le aree di fuga sterminate. A volerci ironizzare non hanno dovuto demolire, spostare o accomodare, ma solo costruire, tutt’al più ammassare un po’ di sabbia. È però la pista, piuttosto insipida, a lasciare un po’ perplessi gli addetti ai lavori. Non a caso nemmeno le curve, che si susseguono in modo piuttosto ripetitivo, non hanno un nome, ma solo numeri. E non è un caso nemmeno che non si ricordino epici duelli sul nastro d’asfalto di Losail. Solo vittorie in parata o interminabili processioni, al netto di qualche caduta eccellente. Ma fino a quando gli arabi scuciono fior di dollari per calamitare l’attenzione dei media in occasione del via alla stagione nessuno avrà nulla da obiettare.
Il più affezionato di tutti potrebbe essere Andrea Dovizioso che qui debuttò in MotoGp (era il 2008) con una Honda clienti soffiando il quarto posto a un certo Valentino Rossi. Nel giorno dell’esordio il podio era soli tre secondi più avanti.
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