L’ex alabardato Luca Pizzul sulla crisi dell’Unione: «Frattura con i tifosi, D’Aniello è una garanzia»

Il terzino oggi gioca nei dilettanti per scelta: «Dopo la laurea il lavoro, così ho deciso di cambiare vita. La Triestina mi ha dato tanto e ora il primo passo per la società è di ritrovare l’entusiasmo della piazza. E Beppe sa come fare»

Antonello Rodio
Luca Pizzul esulta dopo un gol, osservato da Granoche (foto Bruni)
Luca Pizzul esulta dopo un gol, osservato da Granoche (foto Bruni)

Essere protagonisti a soli 17 anni di una promozione (vittoria dei play-off di serie D e salita in C) con la squadra della propria città: la straordinaria esperienza capitò a Luca Pizzul, che nel 2016 si ritrovò catapultato nella prima squadra della Triestina all’improvviso, ripagando la fiducia e giocando anche i due anni seguenti in serie C. Poi il terzino triestino militò ancora fra i Pro con Renate e Pro Patria, quindi tre anni fa la scelta di vita di tornare a Trieste fra i dilettanti, a giocare solo per passione.

Pizzul, lei nove anni fa aveva dato un notevole contributo a riportare la Triestina fra i professionisti: cosa si prova a vederla ritornare in serie D?

«Mi dispiace tantissimo per la retrocessione, ma quest’anno la cosa più brutta è la distanza che si è creata fra i tifosi e la società. In altre stagioni c’erano state relazioni burrascose, però quest’anno è nato un enorme distacco ed è la cosa che mi è dispiaciuta di più».

Un altro mondo rispetto a quando lei era in alabardato?

«Ricordo quando giocavo con la Triestina i tanti incontri con i tifosi e i club, c’era stato un grande avvicinamento. La speranza è che si possa riprendere quella strada, come spero si torni a creare qualcosa di buono nel settore giovanile: all’epoca andare alla Triestina era qualcosa di davvero importante».

Il ritorno di D’Aniello, che era stato dirigente quando lei giocava, può essere un segnale di ottimismo?

«Lui ha dimostrato capacità ed era ben conosciuto quando le cose andavano bene, e questo ritorno ha riportato anche un po’ di entusiasmo nella tifoseria. È stata una mossa giusta e intelligente, un passo avanti rispetto agli ultimi anni, però non basta».

Cosa serve ora?

«Servono i fatti. Questo è solo un primo tassello. I triestini sono ancora diffidenti e a ragione visto tutto quello che è successo, ora è il momento che le cose vengano fatte per bene».

Cosa le resta del suo periodo alla Triestina?

«Ricordi belli e molto forti, a partire dall’ultima partita purtroppo andata male col Pisa. L’ultima in campo invece l’ho fatta con la fascia di capitano a Fano ed è il mio ricordo più bello in assoluto, una cosa eccezionale finire così. E poi c’è la promozione dalla D, ma avevo 17 anni e non ci capivo niente».

A proposito di promozione, cosa serve per vincere la D?

«In D è molto diverso dalla C: è un campionato a parte, devi fare le scelte giuste con gli under e avere una buona base, ma la cosa in assoluto più importante è una buona organizzazione. L’ho sempre sperimentato di persona, una buona organizzazione significa quasi sempre un campionato di vertice».

Come mai ancora giovanissimo ha deciso di tornare in città e giocare per la Trieste Victory Academy: una scelta di vita?

«Sì, una scelta personale. Avevo giocato in C e fatto sempre i playoff anche con Renate e Pro Patria, ma era il momento giusto per pensare al futuro in un certo modo. Mi ero laureato, avevo fatto il master e arrivava il momento chiave della mia crescita lavorativa. Nel calcio invece si poteva solo continuare a galleggiare, ci ho provato, ma poi ho fatto questa scelta lavorativa, sono contento e non ho nessun rimpianto. Ora gioco per piacere e per passione, ed è completamente diverso andare ad allenarsi dopo il lavoro e farlo invece per professione».

E se per caso arrivasse una chiamata dalla Triestina?

«Al massimo se serve qualche minuto sono pronto a chiamare il mio amico Maracchi e farci dieci minuti a testa. Direi che più realisticamente posso invece consigliare qualche giocatore, perché i ragazzi triestini di valore non mancano. Certo serve poi la fortuna che ho avuto io, di avere il posto in serie D nel momento giusto».

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