L’ex biancorosso Sartori: «Trieste in forma può competere con l’élite della A»
L’attuale general manager della Dinamo Sassari elogia la formazione giuliana: «Coach Gonzalez ha un roster che è una mina vagante»

Protagonista dell’epoca d’oro targata Stefanel sotto la guida di Boscia Tanjevic e, successivamente, figura di riferimento negli anni della ripartenza societaria, Mauro Sartori torna in quella Trieste che lo ha “plasmato come uomo e come professionista”.
In questa intervista esclusiva, il general manager di una Dinamo stretta tra il doppio impegno europeo e un’infermeria affollata, traccia la rotta per affrontare una Trieste imprevedibile, capace di grandi imprese ma ancora in cerca di continuità. Dalle radici profonde sul parquet giuliano agli obiettivi concreti per il futuro della Sardegna sportiva, ecco il pensiero del gm alla vigilia del match in programma domani.
Sartori, per lei Trieste non è una trasferta qualunque, avendo vissuto la città sia da giocatore nell’epoca d’oro della Stefanel che da dirigente in anni di ripartenza. Cosa si è portato via da quell’esperienza per la sua carriera da gm prima a Venezia e oggi a Sassari?
«È evidente che questa non potrà mai essere una trasferta come le altre. Dal 1987 al 1992 ho vissuto cinque anni di crescita totale: una vera full immersion con il grande Boscia Tanjevic, che mi ha plasmato profondamente sia nella carriera che nella vita. Per quanto riguarda la mia parentesi dirigenziale, la considero una meteora; al mio arrivo i giochi erano già fatti e occupavo una posizione più di rappresentanza che operativa. Tuttavia, è stata una scuola fondamentale: mi ha permesso di iniziare a tessere quella rete di contatti che ho poi ampliato nel tempo. In sintesi: un’esperienza preziosa come dirigente, ma il mio cuore resta legato a ciò che ho vissuto da giocatore».

Dopo la scossa iniziale del cambio in panchina e le vittorie a Treviso e contro Brescia ai supplementari, la Dinamo ha subito una frenata con quattro stop consecutivi tra campionato e coppa. Dal suo punto di vista, quanto pesa la stanchezza mentale del doppio impegno europeo in questo momento e come si lavora nello spogliatoio per invertire l’inerzia?
«In questo momento la stanchezza mentale si fa sentire, ma nel nostro caso pesa molto anche quella fisica. Abbiamo le rotazioni accorciate a causa degli infortuni di Marshall, che rientrerà solo a marzo, e di Beliauskaus, alle prese con una piccola lesione. Anche gli americani sono un po’ acciaccati, e l’impegno costante tra coppa e campionato si fa sentire. In situazioni simili, come dirigenza dobbiamo essere bravi a infondere serenità: bisogna saper essere duri sulle cose importanti, ma dare leggerezza al gruppo per il resto, evitando di appesantire ulteriormente un clima già complicato dalle sconfitte».
Sassari rientra dalla trasferta di Fiba Europe Cup contro il Petkim con pochi giorni per recuperare. Domani alle 20 troverete un PalaRubini che, come sempre, sarà un fattore determinante. Che tipo di approccio fisico e mentale servirà per essere competitivi?
«Le sconfitte recenti pesano, inutile negarlo. La coppa può darti carica o toglierti energia, e in questo momento dobbiamo essere bravi a non smarrirci. La ricetta è semplice: pallacanestro solida, gioco di squadra e concretezza, senza cercare complicazioni inutili quando siamo in affanno. I ragazzi hanno lo spirito competitivo giusto per uscire da questa situazione».
Trieste, con il successo a Las Palmas, sta dimostrando di essere in ripresa. Qual è l’aspetto della squadra di coach Gonzalez che la preoccupa di più in vista di sabato e, se c’è, quale duello individuale pensa possa decidere la partita?
«Mi preoccupa tutto di questa sfida, perché Trieste ha dimostrato di avere un roster che è una vera mina vagante: quando giocano a pieno regime, possono competere con le prime quattro della classe, ma quando si slegano rischiano di perdere contro chiunque. Dovremo capire quale versione di Trieste ci troveremo di fronte. Per come siamo messi noi oggi, ci aspettano duelli difficili su ogni fronte; sarà una battaglia a 360 gradi».
Siamo nel pieno della stagione e la classifica è cortissima. Al di là del risultato del campo, cosa vuole vedere sabato sera dalla sua squadra per poter dire siamo tornati sulla strada giusta in vista della volata finale per il campionato?
«Quello che chiedo è la continuità: quaranta minuti di gioco solido, senza permettere agli avversari di scappare via per nostre distrazioni. Dobbiamo seguire il piano partita e alzare l’asticella in difesa. La concentrazione è l’unica medicina che può farci superare le assenze: se restiamo uniti e focalizzati, i problemi fisici passano in secondo piano».
Sassari e Trieste sono due realtà che vivono di pallacanestro in modo viscerale, pur con storie diverse. Sabato si affrontano due club che hanno strutture solide alle spalle: dal suo osservatorio privilegiato, quanto è difficile oggi per una “società di territorio” competere con le corazzate dell’Eurolega e quale deve essere l’obiettivo reale della Dinamo da qui a fine stagione per soddisfare una piazza esigente come quella sarda?
«Sassari è indubbiamente una società di territorio che rappresenta un’intera regione. Assieme alla Fondazione Mont’e Prama, ogni nostra trasferta europea diventa un’occasione di scambio culturale per promuovere le bellezze della Sardegna. Guardando al campo, dobbiamo essere realisti: con la serie di infortuni che ci ha colpito, il traguardo prioritario è raggiungere il prima possibile una salvezza solida e concreta. Una volta messi in sicurezza, cercheremo di puntare ai play-off. Era già difficile prima, ora con queste assenze serve ancora più concretezza».
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