Fantinel: «L’Unione sarà giovane e divertente»
«È finito un ciclo, cambieremo molto. Gotti è l’uomo giusto per il nostro progetto»

TRIESTE
Stefano Fantinel ha salvato la Triestina dalla seconda onta in dieci anni di sprofondare tra i dilettanti. Stefano Fantinel un mese fa, all’indomani della sconfitta in casa con il Modena, voleva lasciare. Non ha avuto nessuna offerta seria e conveniente. Ma soprattutto gli è tornato l’entusiasmo. A settembre diventerà papà. Un evento che per Stefano, il presidente della Triestina, non è indifferente. Il periodo di riflessione, prima di chiamare Maran e mettersi alla caccia del nuovo tecnico, gli ha portato consiglio. «Voglio godermi mio figlio e alla Triestina ho bisgno di qualcuno che mi dia una mano nella gestione della società» dice.
Da qui la ricerca di nuovi soci e l’incontro con il sindaco Dipiazza per sondare la possibilità di dare vita a un sistema dello sport sul modello di quello di Udine. Si vedrà se una città più sonnecchiosa che povera saprà rispondere all’appello. Quel che è certo è che Fantinel sta facendo tesoro di questi oltre due anni di lavoro a Trieste. I bilanci devono restare in equilibrio. I giocatori devono accettare un taglio agli ingaggi. La priorità è puntare su un mix tra giovani (molti) e vecchi (pochi ma buoni). Il nuovo tecnico Luca Gotti avrà questo compito: migliorare ancora la Triestina, non solo nell’ottica del risultato finale, ma costruendo una squadra giovane e quindi di prospettiva e soprattutto con un gioco vivace e divertente. Così da allargare la platea del Rocco.
Presidente Fantinel, qualcuno ha pensato che, dopo la sconfitta casalinga con il Modena volesse lasciare tutto.
«È vero, sono uscito molto sconfortato da quella partita e dal finale del campionato. Se ci fosse stata qualche proposta seria di acquisto per me e soprattutto per la Triestina e per la città avrei lasciato. Finire il campionato tra i fischi mi aveva quasi convinto della necessità di cambiare aria».
E poi?
«Dopo una decina di giorni di riflessione ho ritrovato le energie per andare avanti. C’era da risolvere il contratto con Maran e da trovare l’accordo con un nuovo tecnico e progressivamente mi è tornato l’entusiasmo. Anche se devo sottolineare che per gestire tutto nei prossimi mesi avrò bisogno della collaborazione di qualche consigliere».
Ma con quali stimoli e soprattutto con quali obiettivi?
«Dobbiamo cercare di migliorare proseguendo sul progetto cominciato oltre due anni fa. Vogliamo cambiare parecchio nella squadra».
Ma fare di più significa raggiungere i play-off?
«Il discorso è un altro. Dobbiamo lavorare bene e avere il coraggio di lanciare i giovani. Come abbiamo sempre fatto il primo punto è mantenere la categoria e successivamente di arrivare nella fascia sinistra della classifica e poi chissà».
Ma qual è la scommessa rispetto agli anni passati?
«È quella di avere più coraggio. Investire sui giovani è peraltro l’unica possibilità per portare avanti un progetto serio per una società come la nostra».
Quindi è finito un ciclo ed è per questo che c’è stato il divorzio con Maran?
«Dopo due anni di ottimo lavoro ho percepito che qualcosa si era incrinato. Rolando ha fatto bene in queste due stagioni ed è per questo che sarebbe stato un errore per entrambi continuare. Sono convinto che le forzature non possono che fare male».
Prima Ventura, adesso Gotti. Sembra una scelta opposta che evidenzia una scarsa consapevolezza del progetto-sportivo della Triestina.
«Guardi, le linee sono quelle della società. Insomma il programma sul quale lavorare è lo stesso. Semplicemente potevamo scegliere tra un allenatore anziano o un giovane emergente. Grazie ai buoni uffici di De Giorgis avevamo chiuso l’accordo con Ventura. Poi mi ha telefonato Matarrese e lo stesso tecnico. Ho capito che anche in quella circostanza non sarebbero state opportune forzature e ci siamo rivolti a Gotti».
Ma la piazza è inevitabile che sia un po' scettica sulle ambizioni dell’Unione.
«Non a caso ho parlato di coraggio. È evidente che il tecnico più conosciuto viene perdonato con più facilità. Ma questo atteggiamento è figlio di una cultura vecchia. Lo stesso discorso vale per i giocatori. Se uno ha il nome il feeling con il pubblico arriva più in fretta. Ma se questo calcio vuole sopravvivere serve un cambiamento».
Rispetto a Ventura forse la società dovrà coprire di più le spalle all’ex tecnico del Treviso.
«Ne abbiamo parlato a lungo con Gotti. Lui è uno che sa lavorare e siamo consapevoli che dobbiamo collaborare. Questo è anche il motivo per il quale abbiamo sottoscritto un biennale».
Ma torniamo al rinnovamento. Un ciclo è davvero finito?
«Il mandato che ha De Falco è quello di ringiovanire e non di poco la rosa. Servono parecchi ragazzi nati negli anni ’80 e ’90. Il futuro di chi vuole produrre un buon calcio, mantenendo i conti in equilibrio, passa per i giovani che sono anche uno stimolo per i più esperti. Possiamo scegliere senza fretta in modo tale da limitare gli errori. Poi è ovvio che le idee devono concretizzarsi sul campo. Vogliamo comunque costruire una squadra che faccia un bel gioco e faccia divertire».
Cosa avete sbagliato nell’ultima stagione?
«Lo so ma non voglio dirlo».
Cercate soprattutto i giovani, quindi Godeas non è più nel vostro mirino.
«Godeas è un giocatore che a me piace soprattutto come persona. Se le idee sono chiare mica non possiamo avere alcuni giocatori più esperti, anzi. Farò tutto il possibile, come ho fatto anche gennaio, per portarlo a Trieste. Ha un ingaggio che non è alla nostra portata. Lui lo sa perché ci parliamo spesso e penso che non ci siano problemi a trovare un accordo con un giocatore che poi ci tiene a chiudere la carriera a Trieste. Ma fino a quando il Mantova vuole soldi non se ne fa nulla. Se arriva potrebbe creare qualche problemino ma a mio avviso anche molte opportunità».
E se i virgiliani chiedessero una contropartita tecnica?
«Siamo disposti a valutare ma per il momento non mi sembrano intenzionati a un’operazione così».
Avete bisogno di cedere qualche giocatore per rafforzare le finanze della società. Agazzi per esempio?
«Abbiamo definito la comproprietà di Granoche e non abbiamo necessità di vendere. Per Agazzi non abbiamo ricevuto nessuna offerta. Se ci sarà la valuteremo».
Alcuni giocatori sono delusi perché gli ingaggi dei nuovi contratti saranno ridotti del 20%.
«Certi ragazzi si lamentano ma gli converrebbe firmare subito il contratto con la Triestina. I nostri ingaggi sono quelli del mercato. Abbiamo delle regole ferree: non ci lasciamo trascinare nel giochetto delle aste che piace ai procuratori. La Triestina ha una grande credibilità e soprattutto non ha debiti. Possiamo parlare serenamente con tutti e quindi giocarci le nostre carte per ottenere buoni giocatori anche dalle società di serie A».
Come chiuderete il bilancio 2008-2009?
«Quest'anno saremo molto vicini al pareggio ma ormai per fare una serie B come la nostra servono 11 milioni di euro e le entrate non sono in crescita, anzi. Non basta una gestione oculata».
Servirebbe dunque un’iniezione di liquidità. Sta cercando nuovi soci?
«Qualcosa si sta muovendo. Anzi penso che qualcosa si possa concludere prima dell’inizio della stagione. Ma io spero che in qualche modo si riesca a creare a Trieste un modello simile a quello di Udine (che ha convinto Snaidero a mantenere la squadra di basket ndr). Questo è quello che ho chiesto al sindaco Dipiazza. Stiamo lavorando in prospettiva, rafforzando il settore giovanile e questo è un fatto importante per Trieste».
Ma lei in più occasioni non è stato tenero con la piazza. Cosa farete per essere più vicini al popolo alabardato?
«Voglio sottolineare che quelli che vengono allo stadio sono tifosi veri. Uno zoccolo duro importante che ci ha sempre sostenuto e che non finirò mai di ringraziare. Quest’anno sapremo ricompensare la loro fiducia. Ma è indispensabile allargare la platea. Anche questo è un obiettivo per la stagione che sta per cominciare».
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