Fenomeno Slovenia vincitutto «Scuola e orgoglio i segreti»

Drvaric: «I presidi mettono a disposizione palestre per allenamenti alle 6.30» Cainero: «C’è voglia di riscatto. E umiltà. Roglic correva le gran fondo»
Dallas Mavericks' Luka Doncic in action against the Los Angeles Lakers during an NBA basketball game Sunday, Dec. 1, 2019 in Los Angeles. (AP Photo/Marcio Jose Sanchez)
Dallas Mavericks' Luka Doncic in action against the Los Angeles Lakers during an NBA basketball game Sunday, Dec. 1, 2019 in Los Angeles. (AP Photo/Marcio Jose Sanchez)

TRIESTE

Dominio assoluto nel Tour de France. Maglia gialla (nonchè a pois e la bianca di miglio giovane) Pogačar, secondo Roglic. Due presenze pesanti nella Nba. Luca Doncic con Dallas 28,8 punti di media, 9,4 rimbalzi e 8,8 assist. Goran Dragic quasi 30 partite di play-off in doppia cifra. Pogačar ha compiuto 22 anni ieri. Doncic li farà il prossimo febbraio. Perchè in Slovenia l’etichetta giovani ha la data di scadenza, mica come da noi dove a 25-26 anni si è ancora eterne promesse.

Nello sport post-lockdown emerge il fenomeno di una Nazione di due milioni di abitanti che sa sfornare talenti (e c’è pure chi assicura che questo è solamente l’inizio....). Ma esiste un segreto dietro alla storica doppietta alla Grande Boucle? Il boom sloveno ha una spiegazione? È un esempio replicabile?

DRVARIC Janez Dvaric attualmente tiene clinic agli allenatori per conto della Fiba. Ha allenato, tra le altre, la Nazionale slovena di basket e l’Olimpia Lubiana di cui è stato anche direttore sportivo delle giovanili. In Italia ha guidato Pordenone e Jadran. Un testimone sicuramente autorevole per capire il fenomeno Slovenia. «Naturalmente dietro ai Doncic o ai Pogačar c’è un grande talento. Ma anche i grandi talenti vanno coltivati. Da subito. Lo sport è presente nella scuola. Elementari, medie. Ci sono palestre e campi all’aperto. Nei primi tre anni di scuola l’educazione fisica viene curata dai maestri ma si cerca di fornire loro una preparazione con l’assistenza da parte di insegnanti specializzati, quelli che poi cureranno i bambini negli anni successivi».

Continua Drvaric: «I ragazzi non vengono indirizzati verso uno sport specifico, vengono avvicinati a diverse discipline. Prendete Roglic. Non è nato ciclista, tutt’altro. Saltava con gli sci. Un brutto infortunio gli ha fatto interrompere quella che sembrava una carriera promettente, è passato al ciclismo e guardate dov’è arrivato. Può sembrare curioso ma la fase in cui lo sport è forse meno rilevante a scuola è alle superiori perchè a 15-16 anni gli atleti fanno già parte di società, sono già “maturi”». Prego? «Doncic già a 13 anni dimostrava un potenziale pazzesco. E a 14 era al Real Madrid. A 18 ha vinto gli Europei e a 21 è una star Nba. Anche in Slovenia i ragazzi che fanno sport hanno i cellulari ma non si fanno distrarre...»

Lo stesso Drvaric fornisce un illuminante esempio di lavoro sui giovani. «A Lubiana effettuo sessioni individuali sui fondamentali. Le formazioni Under 15 si allenano solo al pomeriggio ma ci sono ragazzi che vogliono migliorare. Un paio di volte alla settimana dirigo allenamenti alle 6.30 del mattino. I presidi hanno accettato di buon grado di aprire in anticipo le palestre scolastiche».

CAINERO Dal basket al ciclismo. La doppietta Pogačar-Roglic al Tour non ha certo sorpreso Enzo Cainero. Il patron delle tappe regionali al Giro d’Italia è stato testimone di successi dei due sulle nostre strade. «Roglic prima di diventare...Roglic correva le Gran Fondo. Otto anni fa ha vinto la mia Carnia Classic, a Tolmezzo. Pogačar due anni fa ha vinto il Giro del Friuli Venezia Giulia Under 23. Dodici mesi più tardi era terzo alla Vuelta, adesso ha vinto il Tour. E resta un ragazzo semplice, me lo ricordo durante l’ultimo Giro d’Italia femminile quando seguiva da tifoso la sua ragazza in gara».

Come si può spiegare la loro esplosione? Cainero azzarda una spiegazione: «Roglic e Pogačar non sono gli unici sloveni che vanno forte. Ce ne sono altri. Mohoric ad esempio aveva vinto Mondiali giovanili. I corridori sloveni, oltre al talento, hanno altri valori. Vedo in loro una fame che altri non hanno. Hanno voglia di vincere, nello sport vedono la possibilità di un riscatto, affermano l’orgoglio di una Repubblica giovane. Il campione crea davvero spirito di emulazione. Questo approccio allo sport non si limita al ciclismo o al basket. Penso anche alla pallavolo o alla pallamano. E non dimentichiamoci che lo sci ha espresso negli anni scorsi una certa Tina Maze...» —

Riproduzione riservata © Il Piccolo