Ghirelli: «Senza risposte la serie C si ferma». Stop al prossimo turno, l'Unione salta Gubbio

TRIESTE Non sarà pesante come la questione dell’Ilva e della Popolare di Bari ma il governo si trova di fronte un’altra grana. La serie C calcistica non muove certo gli interessi dei campionati maggiori ma coinvolge 60 società, centinaia di giocatori e tecnici, settori giovanili, piazze importanti e anche imprenditori di peso. E la serie C ha deciso di fermarsi. Questa è la decisione del presidente Ghirelli e del direttivo della Lega Pro. Da due anni i vertici della terza serie chiedono la defiscalizzazione per abbassare i costi insostenibili (se non con iniezioni finanziarie di magnati da tutelare nei confronti dei pirati calcistici), o meglio per un po’ di anni di alleggerire il versamento dei contributi passando al semiprofessionismo per le società disposte a investire in strutture o nel settore giovanile. Un’attività, come specificano Ghirelli e i presidenti della C, che ha una valenza sociale e pertanto meritevole di incentivi statali. Così è successo per il passaggio al professionismo del calcio femminile, mentre l’esecutivo finora è rimasto insensibile alla richieste della Lega Pro.
Domani il ministro Gualtieri incontrerà i vertici ma una risposta affermativa o l’avvio di un progetto dovrebbe scongiurare solo altri stop nel 2020. La Triestina dunque, così come le altre squadre, salterà la trasferta di domenica a Gubbio e riprenderà (forse) il suo campionato sabato 11 gennaio al Rocco contro la Sambenedettese. Ieri il presidente Ghirelli ha rotto gli indugi dopo i 15’ di ritardo del fischio d’inizio delle partite che si sono svolte domenica scorsa.
È un segnale forte, inequivocabile, perchè «la pazienza è finita». La Serie C si fermerà sabato e domenica prossimi, annullando trenta partite e dando appuntamento ai tifosi al prossimo anno, sempre che nel frattempo dal Governo ed il Parlamento diano risposte concrete sul tema caldo della defiscalizzazione, altrimenti la protesta potrebbe proseguire. Annunciato domenica dal presidente di Lega Pro, Francesco Ghirelli, lo stop è stato deciso dai componenti del direttivo e dai consiglieri federali, ma potrebbe rientrare se dovessero uscire risultati dall'incontro in programma dopodomani tra il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, e la Figc La sostenibilità dei club è un «nodo decisivo», fa notare la Lega Pro, perchè il calcio che rappresenta sessanta città e 17 milioni di persone «abbia un presente ed un futuro». «Decidere di fermarci non è semplice ed è stata una decisione a lungo meditata.
Abbiamo deciso di andare avanti perché devono dirci se serviamo per le funzioni che svolgiamo». La defiscalizzazione/credito di imposta, spiega la Lega, serve per abbassare i costi ed avere risorse da investire in infrastrutture e nella anche più importante formazione dei giovani. Tutto ciò comporterà cofinanziamento negli investimenti dei proprietari dei club. Su questo tema da tempo i club e la Lega che li riunisce e li rappresenta chiedono un segnale, ma finora ci sono stati solo rinvii e la reazione inevitabile è lo stop del campionato, che riprenderà il 12 gennaio 2020. «C'è il tempo necessario perché governo ed parlamento diano le risposte concrete di cui abbiamo necessità - conclude la Lega Pro -. Quel che può succedere alla ripresa del campionato è facile da intuire, la nostra pazienza non c'è più e quindi continueremo la nostra battaglia». —
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