Il Chelsea spaventa il Real, pari a Madrid A Parigi in scena il derby degli sceicchi

L’analisi
Matteo De Santis
Troppi appuntamenti con la storia per poter già indirizzare una tra Real Madrid e Chelsea verso Istanbul. Il primo round tra Blancos e Blues si diverte più a regalare tante prime volte e record assortiti che il nome di una probabile finalista: prima sfida tra due dei club della Superlega scissionista, prima semifinale di Champions disputata in un centro d’allenamento (Valdebebas), primo gol in una semifinale fabbricato da un americano (Pulisic) e rete numero 71 nell’Europa che conta per Benzema - quarto cannoniere di sempre con Raul - per un 1-1 che lascia aperto qualsiasi scenario per il ritorno a Stamford Bridge. Non c’è differenza tra la scienza di Tuchel, collaudato nel suo 3-4-2-1, e l’approssimazione di Zidane, inventatosi catenacciaro con tre centrali dietro e il duo Carvajal-Marcelo sulle fasce, solo perché con la camiseta blanca c’è un attaccante totale come Benzema. Il Chelsea sfonda la linea mediana del Real, quasi sempre in inferiorità, ogni volta che vuole: Werner tira addosso a Courtois, Pulisic fa centro mentre Mount e Kanté imperversano. Mezz’ora di nulla madridista riscattata da due guizzi del totem Karim: il primo sul palo, il secondo (in girata) nel sacco. Troppa grazia, in una serata controllata a lungo dal Chelsea e dalla miseria di due tiri in porta per il Real, per Zizou.
Stasera, sull’altro ramo del tabellone, andrà in scena a Parigi il primo atto del derby degli sceicchi ancora senza Coppa e che la pensavano diversamente sulla Superlega: incrocio che sa tanto di kolossal, persino con risvolti sociali, politici ed economici sul Golfo, tra il Psg di proprietà qatariota e il Manchester City battente bandiera societaria di Abu Dhabi. «Vogliamo vincere rimanendo noi stessi – predica calma Guardiola, alla prima semifinale con i Cityzens e a 10 anni dall’ultima Champions alzata col Barça - e goderci la pressione come fosse un’amichevole». Pochettino preferisce alzare il tiro delle attese: «Sarà più dura che col Bayern». Neymar gli va dietro: «Il mio vero obiettivo è vincere la Champions».
Sottili giochi psicologici in una ricca guerra, a suon di miliardi spesi e campioni acquistati, tra i costosi giocattoli europei dell'emiro del Qatar e del principe ereditario di Abu Dhabi. —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Il Piccolo








