«Il Covid annulla il fattore campo»

TRIESTE
Negli stadi di calcio senza pubblico il cosiddetto “fattore campo” viene (quasi) meno.
Così sostiene “The sound of silence”. Naturalmente non parliamo del capolavoro dei menestrelli Simon & Garfunkel, ma del nome della ricerca promossa dall’Università degli Studi di Trieste recentemente pubblicata sull’European Journal of Sport Sciences.
Attraverso un “esperimento naturale”, ossia le partite di calcio disputate a porte chiuse causa pandemia, il gruppo di ricerca del Dipartimento di Scienze della Vita dell’ateneo triestino, composto da Fabrizio Sors, Michele Grassi, Tiziano Agostini e Mauro Murgia, ha valutato l’effettiva valenza del detto che nel calcio il pubblico sia “il dodicesimo uomo in campo”.
Giova però fare prima un passo indietro.
Nelle ricerche effettuate in ambito sportivo sono stati ampiamente documentati due fenomeni: il “vantaggio casalingo” e la “distorsione delle decisioni arbitrali”.
Il primo consiste nel fatto che le squadre ottengono più punti quando giocano nel proprio stadio, rispetto ai match in trasferta; il secondo invece si basa sul fatto che gli arbitri siano mediamente meno “severi” nei confronti della squadra di casa rispetto a quella che gioca in trasferta.
«Tra i vari fattori che determinano questi due fenomeni, un ruolo importante è sempre stato attribuito alla “pressione sociale” esercitata dal pubblico presente allo stadio, in quanto la maggioranza degli spettatori supporta la squadra di casa. Tuttavia, in condizioni normali è complicato isolare l’effetto del pubblico da quello di altri fattori rilevanti, ad esempio la fatica dovuta al viaggio per chi gioca in trasferta e i livelli di ansia per l’arbitro. Di conseguenza è sempre stato difficile determinare precisamente quanto esso contribuisca al manifestarsi dei due fenomeni», raccontano i quattro protagonisti della ricerca.
Ecco quindi che le tribune senza pubblico registrate dal pool di studiosi in ben 841 partite disputate nella stagione 2019-20 di serie A e B di Spagna, Inghilterra, Germania e Italia hanno sortito i loro effetti.
«Per quanto riguarda il vantaggio di giocare in casa, confrontando questi dati con quelli delle tre stagioni precedenti (giocate con il pubblico presente negli stadi, ndr), è emersa una significativa riduzione della percentuale di punti ottenuti, mentre in condizioni normali le squadre ottengono mediamente circa il 60% dei punti totali in casa e solo il 40% in trasferta: tale differenza di 20 punti percentuali viene dimezzata quando si gioca a porte chiuse», aggiunge il pool dell’Università degli Studi di Trieste.
Ma il ruolo del pubblico è ancora più evidente per quanto riguarda le decisioni arbitrali. Quando i tifosi sono presenti, i team in trasferta vengono sanzionati maggiormente in termini di falli, cartellini, gialli e rossi, e rigori a sfavore; in assenza di pubblico questa distorsione decisionale non si è manifestata in nessuno dei parametri esaminati.
Insomma: finché il calcio sarà condizionato dal Covid, meglio non fare affidamento al fattore campo. —
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