Il ct: «Contro la Croazia la sfida più stimolante»

«Dobbiamo dimenticare la vittoria a Zagabria, adesso gli avversari hanno i big Sceglierò la miglior squadra possibile, peccato non avere Pascolo e Flaccadori»
Lasorte Trieste 25/06/18 - PalaRubini, Aperitivo sotto Canestro, Romeo Sacchetti, CT Nazionale
Lasorte Trieste 25/06/18 - PalaRubini, Aperitivo sotto Canestro, Romeo Sacchetti, CT Nazionale

TRIESTE. Nazionale italiana verso la sfida con la Croazia, intrigante test per testare il livello di maturità del gruppo plasmato da coach Romeo Sacchetti. L’occasione è propizia anche per discutere dei temi caldi che gravitano attorno al movimento cestistico italiano.

Croazia «Prima di tutto bisogna resettare quello che è successo in terra croata, non ha nulla a che vedere per tempi e condizioni; loro questa volta porteranno i “big” e hanno l’obbligo di vincere per sperare di proseguire il cammino. Sono molto curioso di vedere la risposta dei miei giocatori, voglio vedere il grado di maturità a cui sono arrivati. Sfida stimolante già solo per il blasone dell’avversaria, resa ancor più affascinante dal teatro dell’Alma Arena, in una piazza storica come Trieste, bella carica dalla promozione in serie A1».

Faccio di testa mia «Mi chiedete perché devo ribadire spesso la completa autonomia decisionale? Semplice, perché non c’è giorno che mi si parli di uno o dell’altro giocatore, chi manca, chi vorrebbe venire ma non può, chi è stato escluso. Conviviamo da sempre con questa realtà e ci tengo sottolineare come il sottoscritto goda di completa libertà d’azione, in forza al mandato ricevuto dal Presidente Petrucci. Per questo motivo i 12 che sceglierò per la partita di giovedì sera rappresentano i migliori a disposizione, la miglior squadra possibile. Dispiace solo per le assenza di Dada Pascolo e Diego Flaccadori, due che ci potevano fare molto comodo».

Il segreto della serenità «Premetto che ognuno ha il suo stile nell’allenare, ma non ho mai visto un giocatore rendere essendo teso, ansioso. Dai miei ragazzi chiedo il divertimento nel fare pallacanestro, senza perdere di vista il lavoro duro; la prima cosa infatti che pongo come diktat in Nazionale è migliorare la fase difensiva. Spesso vedo nelle squadre di club giocatori che riposano qualche giro, qua non è ammissibile».

La convocazione di Niccolò Mannion «Avevo interesse a valutare il giocatore da vicino. Non sarà certo l’età a condizionare una convocazione, così come la categoria. Infatti già qualche mese fa avevo in testa di fare due raduni, il secondo anche monitorando diversi giocatori della seconda serie».

Riforma a favore degli italiani «Se fosse per Boscia (Tanjevic ndr.) gli stranieri sarebbero in estinzione a favore degli italiani. Io sono per un intervento graduale, proporzionato anche all’esigenza di mantenere buono il livello del nostro massimo campionato. Vi immaginereste oggi come oggi la serie A con due soli stranieri? La qualità sarebbe relativa e probabilmente gli appassionati si intiepidirebbero. Deve essere fatto un percorso fisiologico, dando ai giovani di casa nostra un campionato di riferimento in cui mettersi in mostra».

Il futuro del movimento «Se ho fiducia nel futuro? Se credo che ci possano essere nuovi giovani pronti a rilanciare il movimento? Certo ma a due condizioni: il giocatore deve avere “fame” di eccellere e anche, perché no, di guadagnare di più. Per la prima è necessario il sacrificio, quello che ti porta a voler apprendere fruttando ogni momento opportuno; consiglio d’estate di uscire dall’Italia, farsi allenare da coach stranieri, arricchirsi di influenze diverse. La seconda è venale ma stimolante, cioè l’ambizione di poter vivere meglio strappando ingaggi importanti».

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