Il derby delle sorprese è della Danimarca nel segno di Eriksen
L’ultimo tocco danese prima del fischio finale dell’arbitro Kuipers è un rinvio del portiere Kasper Schmeichel, il figlio del mitico Peter, campione d’Europa con la nazionale scandinava nel 1992. Un segno del destino che unisce questa Danimarca a quella di 29 anni fa. La semifinale di Wembley è conquistata. La Repubblica Ceca si deve arrendere al sogno danese.
Con il caldo torrido di Baku evaporano le bollicine, ma emerge lo spirito guerriero della Danimarca che, dopo aver entusiasmato con Russia e Galles, dimostra di saper vincere anche soffrendo.
L’inizio sembra l’ideale continuazione delle ultime esibizioni. Delaney di testa approfitta di un angolo, pennellato dall’esterno dell’Udinese Stryger Larsen. Raddoppia Dolberg con una volée su magnifico cross del laterale atalantino Maehle. La Danimarca vola su ali forgiate dalla Serie A.
Il secondo tempo racconta, invece, un’altra storia. Schick riapre la partita con il quinto gol in questo Europeo, come Cristiano Ronaldo. Hjulmand, che sfoggia il maglioncino nero portafortuna dopo l’intervallo, è bravo a turare la falla con gli innesti di Poulsen, Norgaard e Jensen. Hojbjerg, con ampi gesti, chiede l’aiuto dei tifosi danesi.
È un boato. La favola atterra a Londra. Tutto in nome di Eriksen. Ancora una volta, prima del via, sul prato la maglia numero 10 col nome del fantasista dell’Inter. La Danimarca è tra le migliori 4 d’Europa per far sorridere un amico. —
Riproduzione riservata © Il Piccolo








