IL SOGNO DELLA B NELLA STAGIONE PIÙ DIFFICILE DELLA STORIA
Negli ultimi sei mesi è successo di tutto. A causa della pandemia ma anche delle scelte umane, almeno nel pianeta C. Si comincia, nonostante tutto. Il ritorno del campionato non può che essere un momento di gioia per gli appassionati e i protagonisti. Ed è soprattutto quella passione mixata all’istinto di sopravvivenza che infonde il coraggio di navigare in un oceano senza scialuppe di salvataggio o salvagenti. Perché ci vuole coraggio ad affrontare una stagione che richiede risorse e impegni straordinari con le incognite legate all’imperversare del virus. Le società non incassano da otto mesi e servono più denari (quantomeno per l’organizzazione sanitaria). E invece le prospettive sono di incassi molto limitati sul fronte sponsor e pubblico. Chi già investiva, tanto come Biasin e altri, dovrà investire di più. Chi si autososteneva, come la gran parte dei team di C, non sa come potrà onorare gli impegni tra qualche mese.
I vertici della LegaPro non hanno varato nè abbozzato le riforme opportune (C Elite o altro) che molti chiedevano, sono usciti in extremis dal pasticcio delle liste bloccate, non hanno allestito un piano B sui campionati se il virus dovesse deflagrare, hanno compresso la stagione con gare infrasettimanali che metteranno a dura prova i giocatori, molti reduci come tutti dal primo lockdown della loro vita, e degli allenatori che li devono gestire. E la necessità di chiudere prima dell’Europeo è una scusa che non tiene. Ad aprile, prima del rinvio, la C aveva avuto l’ok per giocare anche in giugno. Si ricomincia dunque con un macigno sulla testa che in questo momento pesa in ogni Paese del pianeta. Ma qualcosa in più nel palazzo si poteva fare e doveva essere fatto. La prima partita quest’anno rappresenta comunque un momento di rinascita. Anche se non sarà una festa perché solo una modesta parte dei tifosi potrà parteciparvi. Il percorso per arrivare a questo giorno è stato comunque accidentato. Alla società ma anche a giocatori e staff va un doppio ringraziamento prima che i risultati comincino a condizionare i giudizi. E ancor di più un ringraziamento a priori va a quei tifosi costretti a seguire l’Unione a distanza. Sono stati, sono e saranno l’anima della Triestina. Stavolta c’è un motivo in più per regalare loro il sogno della B. —
Riproduzione riservata © Il Piccolo








