Il talent scout e quella mancia di 100 euro a baby Primoz
dall'inviato
Orbetello. «Roglic avrebbe dovuto correre in Italia, ormai ero a un passo da fargli firmare il cartellino per una squadra Continental, poi l’hanno visto correre una gara in Croazia e all’Adria Mobil gli han fatto un contratto triennale tra i pro». Marino Zago, imprenditore padovano, è il talent scout di Primoz Roglic, ieri terzo giorno (tranquillo) in maglia rosa e molto determinato a portarla a Verona, magari dopo averla “prestata” per qualche tappa. Da 4 giorni è incollato alla tv, per seguire l’avventura di quel ragazzo che nel 2012 arrivò dal nulla nella sua squadra di amatori, l’A.S Barbariga Franco Gomme. Anzi da tre giorni, perché a Bologna lui c’era. «Sono andato in hotel prima del via, non l’ho trovato. Poi camminavo per strada e ho sentito un urlo: ‘Idamo, Idamo Marino’. Era lui, che mi ripeteva l’incoraggiamento sloveno che gli gridavo alle corse». Foto, sorrisi, abbracci. «Parla solo sloveno e inglese, io solo italiano – spiega Zago – ci siamo subito intesi a sguardi 7 anni fa. Me l’ha portato Mitja Enlaush, direttore di banca sloveno che selezionava gli amatori più forti e mi aveva già portato Luka Mezgec, ora velocista affermato alla Mitchelton». Prima gara, Gran Fondo dei Templari a Pordenone: un’ora di stretching, fuga a tre e vittoria. «Gli pagavo vitto e alloggio, per quella vittoria, gli diedi anche 100 euro». Replica al Giro del Friuli nella tappa regina di Sella Carnizza, “muro” di 4 km, come le Tre Cime di Lavaredo in val di Resia. Il contratto tra i pro nella Flaminia-Fondriest, satellite della Tinkoff di Contador era pronto. Poi sono arrivati gli sloveni. Ciao, Ciao Primoz. —
A.S.
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