Il tormentato anno dell’Unione non finirà con la battaglia a Dro

TRIESTE. Tra otto giorni l’Unione Triestina 2012 non avrà più il marchio. E non è un affare di poco conto. L’Associazione italiana Triestina Club è padrona del marchio. Pontrelli è il proprietario dell’Unione. La squadra potrebbe anche giocare senza il marchio. È già successo nel post fallimento quando quel patrimonio era nelle mani della curatela.
Ma oltre all’utilizzo del “logo” c’è di mezzo anche la questione del nome. Ai tempi dell’Eccellenza il curatore, vista la situazione difficile, era stato generoso. L’acquisto fatto dai Club dal fallimento riguarda il marchio “verbale e figurativo”. Quindi per logica nessuno potrebbe utilizzare, senza l’ok dei tifosi, nemmeno il nome Triestina. Ma al di là della dispute nominalistiche e giuridiche c’è della sostanza nella decisione presa martedì scorso dai tifosi.
LA MOBILITAZIONE Nel luglio di quattro anni fa, dopo due aste andate deserte, i Club assieme ai ragazzi della Furlan e con il sostegno del nostro giornale avviarono una campagna per tenere i riflettori accesi sull’Unione spazzata via dal calcio. L’obiettivo era quello di acquistare il marchio dal fallimento. Ovvero di tenere in vita la storia e l’identità di una realtà sportiva quasi centenaria. Il secondo step era quello di erigere una diga capace di evitare che in futuro si ripetessero vicende come quella che aveva avuto come protagonisti Fantinel e Aletti.
La risposta della città fu sorprendente, come spesso capita nella bizzarra Trieste. In poco più di un mese quasi 1.300 adesioni (con i nomi pubblicati quotidianamente sul giornale) per una raccolta di quasi quarantamila euro. All’iniziativa contribuirono piccoli imprenditori, politici (pochi), importanti istituzioni ma soprattutto tanti cittadini per i quali l’Alabarda significava (e significa) qualcosa di importante. A muoversi non era solo quella parte di tifosi che aveva fatto prima disamorare Berti, poi criticato Fantinel (e non negli ultimi due disastrosi anni), flirtato con Aletti, “consigliato” Puglia e Cergol e accolto abbastanza bene in un primo tempo Pontrelli. Una parte cospicua dei versamenti in banca arrivavano da chi da tempo non frequentava più lo stadio ma lo aveva vissuto con i padri e con i nonni. Il marchio dunque rappresenta la continuità di una storia, l’identità dell’Unione e il legame con il territorio.
È impensabile che chiunque voglia fare veramente calcio di livello a Trieste possa farne a meno. Questo è il significato più profondo della decisione legittima e forse inevitabile presa dai tifosi che di quel marchio sono i padroni ma anche i padri o i custodi morali.
TEMPISMO La tempistica dell’intervento per isolare Pontrelli tuttavia suscita qualche perplessità. Perché la gestazione è stata lunga e arriva (l’esecutività peraltro scatta all’indomani della fine del play-out) a ridosso di una partita fondamentale che in caso di retrocessione resterà nella storia. Ma almeno sul fatto che la serie D sia un patrimonio prezioso da conservare sembra ci sia unanimità di vedute.
Il marchio e soprattutto il nome sono stati conferiti gratuitamente prima all’Unione di Cergol(e poi di conseguenza a Mbock) e ad agosto all’Unione di Pontrelli. In entrambi i casi i Club, che hanno conferito l’utilizzabilità di marchio e il nome, non hanno mai preteso di poter esercitare un controllo autorevole “diretto” sulla gestione amministrativa societaria da affidare a un rappresentante dei tifosi competente e di fiducia. E il controllo dei conti esibiti in questa stagione dal commercialista dell’Unione evidentemente alla fine non è stato ritenuto sufficiente. Sarebbe stato più utile pensarci prima.
Pontrelli ha un carattere esuberante e a volte irritante. In tanti a Trieste lo associano a Tonellotto ma l’ex presidente aveva trovato in cassa i molti denari lasciati da Berti, mentre il romano ha raccolto una mezza montagna di debiti. L’attuale proprietà ha iscritto la squadra al campionato, ha garantito (pur con più di qualche intoppo) la logistica, non ha portato la società alla liquidazione o peggio, non ha preso punti di penalizzazione (avendo trovato l’accordo con gli ex giocatori) o altre sanzioni federali, ha saldato una parte dei fornitori, ha trovato un accordo per i rimborsi con la squadra. I fatti finora accertati sono questi. Non sono mancate le zone d’ombra e errori sono stati commessi.
Sul piano della gestione sportiva dalla girandola di giocatori, al valzer surreale della panchine fino alla decisione sensata in extremis di tornare al bravo Ferazzoli. E il rendimento della squadra è purtroppo sotto gli occhi di tutti.
Sulla gestione amministrativa la delibera dell’assemblea del 27 dicembre (e cioè di Pontrelli) di non ricostituire il capitale e di “riportare a nuovo” il mezzo milione di perdite (certificate al 30 giugno e quindi ereditate) non è rassicurante, anzi. Ma in uno stato di diritto come è l’Italia (o quasi) ci sono le autorità di vigilanza che hanno il compito di intervenire quando lo ritengono necessario.
IL COMUNE C’è poi la questione dello stadio. L’utilizzo del Rocco è regolato da una convenzione di nove anni nei quali la proprietà della Triestina si impegna peraltro a pagare al Comune oltre 70 mila euro (in lunghissime rate) di arretrati maturati per la superficialità della precedente gestione (che nell’anno di Eccellenza aveva anche l’utilizzo praticamente gratuito del Rocco).
Se la Triestina è inadempiente o ha commesso delle irregolarità il Comune può rescindere il contratto. Ma siccome lo stadio è un bene di tutti (e alla collettività costa parecchio anche il suo mantenimento) il Municipio ha e aveva il dovere di informare i cittadini sulle eventuali inadempienze. Se non l’ha fatto finora significa che non ci sono state o che qualcosa è sfuggito al controllo.
I tifosi sono i proprietari, anzi i padri adottivi, del marchio e possono fare ciò che credono sia più opportuno per loro e soprattutto per il bene dell’Unione che fra poco più di tre anni dovrebbe festeggiare i 100 anni. Marco Pontrelli è il proprietario dell’Unione e può decidere di non vendere (o di alzare la posta) nonostante l’assedio e l’isolamento. Da questa settimana il braccio di ferro è palese. È evidente che i tifosi si sentono le spalle ben coperte da chi vuole prendere la Triestina e cioè il gruppo che si è appalesato e dalle istituzioni che di quel gruppo hanno le referenze. Ma se Pontrelli ha, come dice, un progetto ambizioso e un sostenitore forte, il braccio di ferro potrebbe diventare una battaglia che rischia di trascinarsi a oltranza.
Per il momento l’obiettivo principale è vincere domenica (l’Eccellenza sarebbe una sciagura per tutti). Dal 25 comincerà un altro campionato. Come succede purtroppo da troppi anni. E quello che tutti vedranno a bordo campo potrebbe essere una spettacolo peggiore di quello già poco esaltante andato in scena quest’anno sul rettangolo verde.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Il Piccolo








