In campo senza stranieri Con Cittadella ed Entella il made in Italy ai vertici

il caso
Stefano Mancini
Che cos’ha di speciale Cittadella-Entella, partita di serie B tra due squadre di provincia giocata domenica? Da un punto di vista sportivo, erano in palio le zone alte della classifica dietro all’imprendibile Benevento. L’Entella, squadra di Chiavari (27 mila abitanti, provincia di Genova) ha vinto 3-1 in trasferta e ha affiancato al quarto posto proprio il Cittadella, 20 mila anime in provincia di Padova. Ma curiosando tra i passaporti di entrambe le formazioni, troviamo altro: in campo sono scesi 28 giocatori italiani, 22 più le 6 riserve impiegate dai tecnici Venturato e Boscaglia, anche loro connazionali.
Non è un record, ma un’inversione di tendenza che non riguarda soltanto le due minuscole e virtuose realtà. Il 26 ottobre si sono affrontati Pordenone (per la cronaca: 51 mila persone all’anagrafe cittadina) e Cittadella. Nel tabellino sono finiti i nomi di 28 italiani, mentre erano «solo» 27 in Venezia-Pisa, Entella-Venezia ed Entella-Pordenone.
Nel calcio contano i risultati e, sorpresa, oltre a tornare di moda, l’autarchia sembra sorreggere la nuova politica dei piccoli club della B. Il Pordenone è la più agguerrita delle inseguitrici del Benevento, che al momento sta disputando un campionato a parte. Entella e Cittadella sono a pari punti dietro al Crotone terzo in classifica. Pordenone ha un’altra curiosità: è a una cinquantina di chilometri da Udine, di cui tra l’altro utilizza lo stadio in condivisione con l’Udinese. La società dei Pozzo nel 2016-17 aveva il primato europeo di stranieri impiegati, 95%, e nelle ultime stagioni non ha cambiato approccio: la campagna acquisti viene fatta all’estero, i conti sono in ordine e l’obiettivo salvezza dal 1996 è sempre stato centrato.
Un altro caso è il Monza che sta dominando il girone A della serie C: 26 giocatori su 26 della rosa sono italiani. Così ha voluto il club che oggi fa capo a Silvio Berlusconi.
Inutile ricordare che, a partire dalla fine degli anni Ottanta, fu proprio l’ex presidente del Milan a infittire i rossoneri di talenti prelevati in tutto il mondo.
Se quella fu una rivoluzione, ora dalle serie minori arrivano segnali di inversione di tendenza. La Serie A per ora se ne infischia. L’eccesso di stranieri (55% del totale giocatori) fu denunciato dopo la mancata qualificazione dell’Italia di Ventura ai Mondiali. Nel frattempo la quota di stranieri in A è salita al 59%. Ma dalla B arrivano segnali: nei vivai qualcosa si muove. —
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