Italdonne al Quirinale Mattarella: «Avete vinto il Mondiale Ora basta disparità»

Il Capo dello Stato si augura il riconoscimento dei diritti E la capitana Sara Gama legge l’articolo 3 della Costituzione
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella con la Nazionale italiana di calcio femminile che ha partecipato alla fase finale dei mondiali 2019 in Francia, Roma, 4 luglio 2019. ANSA/PAOLO GIANDOTTI/US QUIRINALE ++ NO SALES, EDITORIAL USE ONLY ++
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella con la Nazionale italiana di calcio femminile che ha partecipato alla fase finale dei mondiali 2019 in Francia, Roma, 4 luglio 2019. ANSA/PAOLO GIANDOTTI/US QUIRINALE ++ NO SALES, EDITORIAL USE ONLY ++



Si può vincere senza sollevare una coppa, tenere stretto un sogno oltre il Mondiale smarrito. Le azzurre del calcio, volti ormai familiari, modelli per nugoli di bimbe incantate quanto i compagni dal pallone, sfilano emozionate al Quirinale, invitate dal presidente Sergio Mattarella. La cerimonia sancisce un successo sociale e non solo sportivo, perché nulla, dopo la passerella francese, tornerà come prima. «Non sappiamo chi vincerà – dice il capo dello Stato – ma voi il Mondiale l’avete vinto: avete conquistato la pubblica opinione, acceso i riflettori in modo non più revocabile. Non spetta a me stabilire le forme in cui si deve esprimere il calcio, ma non posso fare a meno di sottolineare come sia del tutto irrazionale e inaccettabile la diversa condizione tra calcio degli uomini e delle donne».

Mattarella ha voluto le azzurre per ringraziarle di «un momento di aggregazione di cui il Paese ha bisogno». Eccole in divisa, eleganti e compite, così diverse da come siamo abituati a vederle in tv, eppure combattenti comunque. «Abbiamo fatto vivere all’Italia un sogno in rosa, non ci conosceva nessuno e adesso invece ci fermano per strada – dice la Ct Milena Bertolini –. Siamo state pazienti per anni, ora non ci stancheremo di chiedere il riconoscimento dei nostri diritti, dell’eguaglianza, dell’equità, che sono i valori della nostra Costituzione». Si rivolge al presidente: «Affidiamo a lei le nostre rivendicazioni». Il professionismo non è speranza vaga né capriccio: deve essere riparo a una stortura, adeguamento ai tempi, giustizia. D’altronde, come sottolinea il presidente del Coni Giovanni Malagò, queste ragazze hanno abbattuto «ogni differenza di genere nel calcio, regalato la gioia della partecipazione allo sport senza odiose sovrastrutture».

Ci sono però auspici più ampi, sogni e modelli che vanno oltre il campo. E Sara Gama, la capitana, commuove quando prende la parola. Il calcio è da sempre il suo mondo, la sua anima, eppure diventa uno sfondo: «Non sapevamo che gli italiani e le italiane fossero pronti ad abbracciarci: il nostro è diventato il Mondiale di tutti, questa è la Nazionale di tutti e del Paese, vogliamo rappresentare gli italiani, ci hanno scoperto e si sono innamorati di noi, si sono identificati. Forse abbiamo vinto tutto. Ora nella nostra società ci sono pessimismo e poca fiducia. Noi siamo partite con la voglia di far conoscere il nostro sport a tutti ma non pensavamo di dare un po’ di speranza agli italiani per restituire meritocrazia». Chiude recitando l’articolo 3 della costituzione, 3 come il numero della sua maglia: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli». Con un inciso semplice e insieme profondo, ovvio ma spesso dimenticato: «La repubblica siamo tutti noi». —



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