ITALIA INFINITA

La Nazionale conquista la finale degli Europei battendo la Spagna 5-3 ai rigori dopo 120 minuti di sofferenza
Paolo Brusorio

Paolo Brusorio

INVIATO A LONDRA

Come agli Europei di tredici anni fa. Solo che questa volta al cielo arriva l’urlo dell’Italia. Battiamo la Spagna ai rigori, il risultato dice 5-3, ma traduce solo in parte la sofferenza diventa estasi quando Jorginho, il fedelissimo di Mancini, manda in buca il tiro che ci porta in finale domenica sera a Wembley contro la vincente di Inghilterra-Danimarca. Un’impresa ed è giusto chiamarla così, il percorso di espiazione dopo il fallimento mondiale è ora giunto al termine a prescindere da come andrà a finire questa magnifica avventura. Roberto Mancini salta sotto la curva («Ma non è ancora finita»), Vialli lo segue: quanta strada hanno fatto questi due amici e quanta ne ha fatta questa squadra che sembra non finire mai, che non perde da 33 partite e che nella notte più difficile ha sofferto, remato controcorrente davanti a una Spagna che ha il futuro in mano, ma quanto al presente deve mettersi in coda.

Il buco con la menta intorno. Ricorda quella vecchia pubblicità lo schieramento di Luis Enrique: il buco con la Spagna intorno. Visto il poco combinato da Lukaku contro gli azzurri, il ct decide di lasciare in panchina Morata e di sostituirlo con il marchio di fabbrica, il falso nueve così da non dare a Chiellini e Bonucci punti di riferimento. Come ormai ci ha abituato l’Italia parte piano, ma stavolta non sceglie, è obbligata. La Roja fa quello che le riesce meglio, gestire il pallone. Gli azzurri sbandano, le difficoltà di Jorginho e Verratti sono quelle di tutta la squadra. Mancini chiede di accorciare le distanze tra i reparti, in effetti la Spagna domina in lungo e soprattutto in largo. Pedri spedisce cartoline, ma non sempre chi le riceve sa che farsene.

Primo tiro della Spagna dopo 15 minuti e il 78% di possesso palla; secondo tiro e qui ci vuole tutta la bravura di Donnarumma per sventare il destro di Olmo. Se Chiesa gira come una trottola senza costrutto, almeno sulla fascia sinistra Emerson Palmieri e Insigne punzecchiano la difesa spagnola. Il problema resta in mezzo al campo dove i due registi hanno perduto il copione: Pedri si appiccica a Jorginho come una maglietta bagnata e Verratti più che spazi trova uno spartitraffico come Busquets. Chiudiamo con un solo tiro in porta in 45’ e non è neanche male, traversa scheggiata da Emerson.

Primo tempo di sofferenza ma in fondo senza troppi guai e pure la ripresa comincia allo stesso modo. Busquets sbaglia dalla lunetta, ed è qui che l’Italia arpiona il vantaggio. La Spagna è sbilanciata, Chiesa, fino a qui in difficoltà, da un rimpallo millesima un destro a giro che Unai Simon vede solo quando è in rete. Wembley esplode, Luis Enrique inserisce un centravanti, Morata, e Mancini lo toglie, fuori Immobile e dentro Berardi con Insigne che si mette nello spazio centrale. Il gol azzurro è più di un petardo, la Spagna pare tramortita, ma la combinazione Olmo-Morata affetta la nostra difesa. Minuto 81, a nove dalla finale. Parità griffata Juventus. Fuori Insigne, dentro Belotti: dobbiamo ricominciare.

L’Italia sembra più stanca e i supplementari sono il miglior approdo possibile. La Spagna non rinuncia a giocare, ma è più “sporca” di prima. Logico. Un paio di mischie da paura in zona Donnarumma, la Roja che ci domina e anche adesso ci toglie quella poca aria che ci è rimasta. Il secondo supplementare è un lungo e stretto corridoio che porta alla gloria. Locatelli e Olmo sbagliano il primo rigore, Belotti, Bonucci e Bernardeschi sono infallibili, Morata no. La firma è di Jorginho, uno per tutti, tutti per l’Italia. —

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