La sfida di Luca Braidot a Tokyo: «Buone sensazioni, voglio andar forte anche per Daniele»

MOSSA. Maturo, consapevole, realista ma determinato a provarci, a sognare. E, soprattutto, in gran forma. Così è Luca Braidot che lunedì 26 luglio sarà protagonista della gara a cinque cerchi della mountain bike. Il campione goriziano ci arriva con in corpo emozioni diverse da quelle che avevano animato la spedizione di Rio 2016 («tra protocolli, tamponi, documenti e certificati da consegnare e la sensazione quasi di essere ospiti non graditi in questo momento, in Giappone, quest’Olimpiade ha un sapore un po’ strano», ammette), ma anche con uno stato di forma convincente.
Uno stato certificato dal secondo posto e soprattutto dalle sensazioni in gara del recente campionato italiano di Bielmonte, vinto dall'altro regionale Nadir Colledani (che con Braidot e il “solito” Kershbaumer rappresenterà le speranze azzurre a Tokyo nella mountain bike) e segnato anche dalla terza piazza del gemello Daniele, su un podio tutto targato Friuli Venezia Giulia. «Mi sento bene, penso di essere entrato nel momento migliore e di massima maturità della mia carriera, e la condizione c'è – racconta Luca Braidot - Il campionato italiano mi ha dato buone indicazioni: ho pagato dazio ad un po’ di sfortuna con la doppia foratura che mi ha impedito di lottare fino alla fine per il successo, ma sono felice per Nadir che è un amico.
Chissà, visto che sono un po' in credito con la buona sorte, speriamo che tutto torni indietro proprio nella gara olimpica, che è l'obiettivo più importante dell’annata». Pazienza, dunque, se l’exploit di Colledani ha privato Braidot dell'ormai abituale “doppietta” con la convocazione di Daniele. «Purtroppo è stato sfortunato a inizio anno, quando è finito con la sua squadra in quarantena a causa della positività al Covid di un compagno, saltando le gare decisive per le convocazioni. So però che avrò il suo appoggio, così come quello della famiglia, dei miei cari e dei miei amici, seppur a distanza». Già, perché mancherà il pubblico per la pandemia. Se il contorno sarà inevitabilmente un po' triste, l’agone in sé stuzzica non poco il goriziano, visto che il tracciato olimpico sembra tagliato proprio sulle sue caratteristiche.
Molto tecnico, veloce, con terreno liscio e ostacoli interamente artificiali. «I favoriti per il successo sono altri, in primis i due svizzeri Schurter e Fluckiger, oltre ovviamente a Van Der Poel, Un posto sul podio è un sogno, ma tutto può accadere e io darò il massimo». Come ha già fatto a Rio 2016, quando chiuse con un onorevolissimo settimo posto dopo aver lottato a lungo nel gruppetto che si giocava l'ultima medaglia. «Parto già con una consapevolezza: poter ancora una volta rappresentare ai massimi livelli l'Italia, la mia regione e il mio territorio».
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