La strana domenica di casa Caiffa nella sfida Zaule-Mladost

MONFALCONE Gli sguardi che si incrociano, una pacca sulla spalla, appena un cenno di saluto nel prepartita a far finta che sì, davanti hai un avversario come un altro. E invece per due protagonisti di Zaule-Mladost di Promozione, domenica scorsa, non è stata affatto una partita come le altre. Caiffa contro Caiffa, Thomas contro Stefano, il difensore dei padroni di casa contro l'allenatore degli ospiti.
Succede anche questo sui campi del calcio dilettanti. Ma a loro due non era mai capitato, a dispetto della lunga militanza di entrambi nel mondo del pallone nostrano. «Per la verità era già accaduto di trovarsi di fronte in qualche amichevole estiva, ma senza i tre punti in palio l'adrenalina e l'emozione provate domenica non hanno proprio paragoni» commenta Thomas, classe 1990, difensore dei triestini. «Di solito spero sempre in un errore dell'avversario, ma domenica mi sono ritrovato a respingere questo pensiero. Sì, un po' trattenevo il respiro quando a giocare il pallone era lui, ma è durata poco e poi mi sono concentrato sulla gara» assicura con un sorriso Stefano, trainer di lungo corso ora in sella al Mladost rivelazione del girone B.

Mai una domenica cosi, da avversari. Ma dalla stessa parte sì, per qualche anno, nelle giovanili del Monfalcone. «Sono stato un allenatore molto severo con mio figlio - riconosce Stefano Caiffa, una lunga carriera da giocatore nelle fila fra le altre Romana, Monfalcone (esordio in D a 16 anni), Fincantieri, Bressanone, Sistiana, S. Pier e Mladost - più' che con gli altri ragazzi, perché non volevo venisse penalizzato dai compagni».

«Papà è stato un allenatore esigente, più che con gli altri ragazzi, e ho sempre apprezzato questa sua decisione. Ha voluto proteggermi e mi ha aiutato a crescere. Infatti problemi con i compagni non ce ne sono mai stati» conferma Caiffa junior, anch'egli debuttante a 17 anni, una settantintina di presenze in Eccellenza fra Monfalcone e Fincantieri prima di scendere di categoria: sei anni al Costalunga e quest'anno lo Zaule. In mezzo, gli studi di Medicina: è specializzando in Cardiologia e per questo presto si trasferità per tre mesi a Manchester. «Ma il pallone alla domenica mi mancherà da morire, è una valvola di sfogo unica».
La settimana di avvicinamento alla partita, assicurano, è stata assolutamente tranquilla: nessun tentativo di carpire informazioni all'altro. «Non ce n'è stato bisogno, conosco il mister di Thomas (Aldo Corona, ndr) e so quanto è bravo» scherza, deontologicamente perfetto nei confronti di un collega, il papà. «Le squadre di mio padre sono molto organizzate, il Mladost sta stupendo tutti proprio per il collettivo. Non ci sono segreti, lui è molto bravo nella gestione del gruppo: ci ha concesso pochissimo domenica» racconta Thomas.
In mezzo c'è Elisa, mamma e moglie: entrambi i protagonisti del "derby in famiglia" assicurano che in cuor suo ha tifato per un pari (accontentata: è finita 0-0). «Ma sotto sotto, e non la biasimo, non le sarebbe dispiaciuta una vittoria di Thomas» allarga le braccia il tecnico. «Sono certo che sotto sotto mamma ha fatto il tifo per me, ma il pari sicuramente le evita ogni imbarazzo» fa l'occhiolino il difensore dello Zaule. Neutrale, pare, la sorella Giada, 20 anni, anche lei studentessa in Medicina. Pallone e camice bianco nel dna di famiglia. —
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