La Triestina gioca, ma non vince mai: è un pari tra i fischi

Gli alabardati fanno un buon primo tempo ma non segnano e così se ne va anche lo scontro diretto con il Sangiuliano. Domenica a Crema con la D a un passo

Ciro Esposito

TRIESTE. La notizia del pari al 100’ della Pro Patria con il Piacenza ha interrotto per un attimo i fischi della curva. Sì perché la Triestina, da oltre un mese incapace di vincere, senza quel golletto dei bustocchi ora sarebbe ultima.

Poco cambia perché quando una squadra, pur appesantita da una lunga e faticosa rimonta, non riesce e piazzare non uno ma due set-point è logico che sia a un passo dal fallimento del suo obiettivo. Sabato a Crema conterà solo vincere (quasi impossibile con un pari) per entrare nei play-out e non essere scavalcati anche dal Piacenza. Ma può fare i tre punti una squadra che anche contro il Sangiuliano, pur non giocando male e creando parecchio, non trova uno straccio di gol? La logica dice di no anche se il fato calcistico spesso sfugge ai ragionamenti degli umani.

Anche nel secondo scontro diretto casalingo (dopo il Piacenza) l’Unione non ha ottenuto quello che voleva e soprattutto l’unico obiettivo che contava raggiungere. Eppure il Sangiuliano dell’ex Gautieri non l’ha messa giù dura come avevano fatto gli emiliani.

E infatti, specie nel primo tempo, l’Unione ha fatto il gioco e sfiorato la realizzazione. Sembrerebbe un merito e invece è un’aggravante perché non concretizzare la superiorità a questo punto della stagione non lascia scappatoie.

Se non basta vincere i contrasti a centrocampo, rischiare solo in un paio di occasioni, confezionare almeno mezza dozzina di palle gol allora c’è poco da fare. Servirà un miracolo calcistico per vincere 2 partite nelle eventuali prossime 3 (se ci sarà lo spareggio). Giusto crederci ma ci vuole tanta ma propria tanta fede nei colori rossoalabardati.

OCCASIONI SPRECATE

L’avvio è francamente superiore alle aspettative. Il Sangiuliano non fa barricate ma alla Triestina non tremano le gambe. Con Celeghin e Gori in mediana e un Tessiore brillante a sinistra (Paganini sull’altro lato) la manovra dell’Unione si sviluppa con fluidità. Proprio Tessiore crea il primo imbarazzo davanti a Grandi e poi Mbakogu gira a due passi dalla porta ma troppo verso il portiere che respinge. Ci prova ancora Gori da lontano ma la palla sorvola la traversa.

IL BRIVIDO

Insomma l’organizzazione di Gentilini funziona e l’unico rischio arriva su una testa di Alcibiade (guarda caso su corner) con salvataggio sulla linea di Gori. Nel finale di frazione Mbakogu dà un assist al bacio per Tavernelli il cui destro sfila davanti alla porta e finisce a lato. Insomma Triestina più meritevole ma Sangiuliano più vicino al gol. È la fotografia più limpida di questa annata alabardata.

FASE DI STANCA

Chi si aspetta un assedio nella ripresa resta deluso. Il ritmo dei primi 45’ si fa sentire e l’Unione rifiata. Gori ferma in provvidenziale scivolata il dribbling di Floriano, si proprio quello che l’anno scorso con il Palermo ha fatto impazzire la squadra di Bucchi. I cambi (Gori e Tessiore fuori per Lollo e Felici) ridanno un po’ di brio alla Triestina. Il Sangiuliano cerca di gestire una situazione che non è ideale ma nemmeno nefasta.

SENZA VERVE

Sarà la stanchezza ma non si ha l’impressione che la Triestina giochi la partita della vita. Rocchetti al 28’ è sfortunato nella conclusione dalla distanza, Mbakogu è troppo impreciso di testa, Paganini dà un pallone al bacio a Tavernelli che spara alto da buona posizione. Al 45’ ci prova ancora Piacentini in acrobazia aerea ma Grandi blocca. Da una squadra ormai sull’orlo del baratro è lecito attendersi maggior cattiveria davanti anche in assenza di un bomber.

L’EPILOGO

Lo 0-0 incrina l’entusiasmo del pubblico e assottiglia la possibilità di nobilitare il percorso fatto dalla gestione Gentilini. Chissà se a Crema, contro una Pergolettese lanciata verso i play-off, vedremo un’Unione all’arrembaggio? La condizione c’è ancora anche se sembra in calo rispetto a un mese fa. Ora c’è da tirare fuori le unghie perché la D si avvicina ma fin che c’è una speranza questa va coltivata e alimentata.

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