La Triestina non cambia marcia: andata e ritorno a quota 17 punti

TRIESTE. Il dato non è solo curioso, ma per certi versi inquietante: nei primi dieci turni del girone di ritorno la Triestina ha fatto 17 punti, esattamente gli stessi che aveva fatto dopo dieci giornate del girone di andata.
L’Unione di Gautieri, quindi, aveva un ritmo identico a quella di Pillon. Ai 17 punti le due Triestine ci sono arrivate in modo diverso: la squadra del tecnico napoletano, più spregiudicata e meno equilibrata, aveva ottenuto 5 vittorie, 2 pareggi e 3 sconfitte, mentre quella dell’allenatore veneto, più equilibrata ma meno incline al rischio per il colpo grosso, ha ottenuto 4 successi, 5 pareggi e una sconfitta. Non solo: dopo 10 giornate di campionato, la Triestina era al quinto posto (in numerosa compagnia), a 3 punti dalla vetta.
Ora è sempre in quinta posizione (anche se potrebbe essere superata da Feralpi e Cesena dopo i recuperi) a una distanza di 15 punti dalla capolista. Gautieri aveva avuto il vantaggio della preparazione estiva fatta con la squadra, ma anche l’handicap di una serie impressionante di infortuni condita per giunta dai casi di covid. Pillon ha avuto le difficoltà di chi entra in corsa e anche lui ha dovuto fare i conti con tanti infortunati, ma ha avuto anche Lepore e Lopez in più. Quando si cambia panchina, è evidente che ci si aspetta un cambio di marcia, che però in realtà non c’è stato.
Ma qui non si tratta di doti e difetti di Gautieri o di qualità ed errori di Pillon, perché ogni allenatore ha avuto una serie di problemi non indifferenti sul proprio cammino. Il fatto da registrare, piuttosto, è che con due tecnici diversi, con moduli e dettami tecnico-tattici parecchio distanti tra loro, il rendimento della Triestina è rimasto praticamente lo stesso. Da una parte c’è una predisposizione maggiore al rischio, con la possibile conseguenza di non portare a casa niente, dall’altra una ricerca più curata dell’equilibrio, che quando viene raggiunto lo è però a scapito della prolificità offensiva. Il risultato, però, è il medesimo. Vien da pensare, dunque, che più probabilmente questa Unione abbia dei problemi strutturali.
Ma questo non vuol dire imputare tutto alle scelte societarie sul mercato, perché non c’è stata una sola volta che l’Unione abbia avuto tutti a disposizione e abbia potuto schierare una formazione basata solo su scelte studiate e mirate potendo pescare a piacimento dalla rosa. Mai. Gli infortuni (anche gravi) sono infatti iniziati in ritiro e mai finiti. E anche il covid ci ha messo del suo. E allora la speranza è che nella fase decisiva la rosa sia finalmente tutta a disposizione e che questa benedetta formazione tipo, con giocatori perfettamente adatti (e non adattati) al ruolo e poi sistemati nel modulo più funzionale alle loro caratteristiche, un giorno mister Pillon possa finalmente schierarla. Perché finora non ha mai potuto farlo, come del resto il suo predecessore.
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