La voglia di ripartire e rialzare la testa anche grazie alla corsa

dall'inviato

L’AQUILA. L’anima. Ce l’hanno ancora L’Aquila e le sue frazioni dilaniate dieci anni fa dal sisma? Da macerie e lutti fanno terribilmente fatica a rinascere la città e i borghi di Onna e Fossa tristemente balzati alle cronache dopo il terremoto di quel 6 aprile, ma l’anima ce l’hanno ancora. Dolente ma salda. La s’intuisce vagando per il centro della città dove le chiese, magnifiche, sono state quasi tutte ricostruite o stanno per esserlo e in molti palazzi sono stati aperti i cantieri. «Ma il commercio non riparte», spiega un barista a un passo dalla piazza del Duomo con la celebre chiesa delle Anime Sante risorta com’era. «Su 600 attività solo una cinquantina hanno riaperto, se non ricostruiscono gli edifici pubblici, se non riaprono gli uffici, il centro muore». Si cammina in un’alternanza di palazzi rinati, cantieri fermi e strade in cui gli imponenti tiranti per evitare i crolli di edifici inagibili la fanno da padroni. «Nelle frazioni invece tutto è ancora da fare», spiega il giornalista de il Centro, Giustino Parisse. «I cantieri non partono, molti se ne sono andati. Anche tanti giovani stanno pensando di lasciar perdere». L’anima? «È semplicemente in bilico tra la tanta voglia di fare e la tentazione di mollare tutto e andare via. Alla determinazione si contrappongono rassegnazione, disillusione, dolore per le persone che non ci sono più. Lo Stato nell’emergenza ci ha aiutato molto, poi l’abbiamo sentito a tratti lontano. Adesso però gli abruzzesi devono rimboccarsi le maniche e ripartire da soli».

Il Giro torna all’Aquila nove anni dopo. «Nel 2009 arrivò tra le macerie, adesso il mondoin tv potrà vedere cantieri completati e gru in azione – continua –. Il messaggio che gli aquilani devono far passare è chiaro: siamo qui e vogliamo rinascere». Lo faranno anche gli abitanti dei borghi. Parisse ieri al passaggio della corsa era in strada nella sua Onna, 40 morti su poco più di 400 abitanti, con uno striscione: Onna il mio paese, l’Aquila la mia città. Ha perso quella notte i due figli e il padre. Guarda avanti per onorarne la memoria. E per dare ai coetanei dei suoi ragazzi un futuro migliore. Sì, anche grazie a una corsa di biciclette, che poi non è solo una corsa di biciclette. —

A.S.

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