Legovich: «Trieste ha l’energia che contagia i nuovi arrivati»

TRIESTE «C'è un rito che si ripete prima di ogni partita casalinga. Quando esco dal tunnel degli spogliatoi mi guardo intorno, assorbo l'energia che arriva dagli spalti e mi rendo conto di quanto sono fortunato a poter allenare la squadra della mia città», Marco Legovich, con i suoi 26 anni l'assistent coach più giovane di tutta la serie A, è pronto a cominciare la sua quinta stagione nello staff tecnico della pallacanestro Trieste. Stagione particolare nella quale non ritroverà al suo fianco il gemello Matteo Praticò, l'amico e compagno di lavoro che alla fine della scorsa stagione ha scelto di lasciare la panchina biancorossa per mettersi in gioco. Sarà lui il punto di riferimento triestino di uno staff in questa stagione rafforzato dagli inserimenti di Alberto Mazzetti e Alessandro Cittadini.
«Punto di riferimento no - sottolinea Legovich - perché la filosofia di tutti questi anni trascorsi in pallacanestro Trieste è stata la totale assenza di gerarchie. Lo scorso anno con Matteo e quest'anno con Alberto e "Citta" non ci saranno distinzioni tra primo, secondo e terzo assistente. Siamo un team, lavoriamo di squadra seguendo le direttive del coach».
Un lavoro, quello di Marco, che arriva da lontano. Giocatore mancato complice un ginocchio che lo ha tormentato sin dalla giovanissima età, a 17 anni "Lego" sfrutta il suggerimento di Scabini e comincia ad allenare nel Don Bosco. L'orgoglio di essere un Salesiano lo porterà sempre con se, dal 2015 però sfrutta la possibilità di entrare nello staff della pallacanestro Trieste e comincia la sua avventura con la prima squadra.
«Un impegno che ti assorbe completamente- racconta Legovich- e che mi fa apprezzare il lavoro con lo staff. In casa ci capita di passare anche dodici ore in ufficio, in trasferta abbiamo il piacere di stare tutti assieme. C'è un legame che ci unisce e che i giocatori percepiscono. Questo fa si che anche loro poi si mettano a disposizione del gruppo».
Di episodi e aneddoti, in cinque stagioni vissute intensamente, ce ne sono naturalmente tanti. «Il più bel ricordo in assoluto- ricorda Marco- è l'abbraccio con la mia famiglia a Casale Monferrato dopo il successo in gara-tre che ci ha riportato in serie A. Il più brutto la fuga dal campo dopo gara-4 della semifinale play-off contro la Fortitudo: entrarono in campo i tifosi.
La soddisfazione? Play-off con Montegranaro nell'anno della promozione. Partita punto a punto, nel finale durante un time-out coach Dalmasson mi dice di provare uno schema che avevamo preparato. Lavagnetta in mano lo spiego ai giocatori che in campo eseguono alla perfezione. Vedere trasformarsi tutto in un canestro mi ha riempito d'orgoglio». Tornando alla stretta attualità, un'ultima battuta da Legovich sui nuovi arrivati.
«Parto dicendo che hanno una pazzesca attitudine al lavoro - conclude Marco -. C'eravamo informati e la scelta non è caduta a caso su di loro ma avere la possibilità di lavorare con Elmore, Cooke e Mitchell ogni giorno è senza dubbio una soddisfazione». —
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