L’esperienza di Ravanelli «Crederci fino in fondo»

ROMA. Non importa chi sarà l'eroe di Stoccolma o Milano. Sia venerdì che lunedì l'Italia del calcio sarà davanti agli schermi a soffrire per la nazionale, perché un Mondiale senza gli azzurri sarebbe...
Fabrizio Ravanelli, Italy
Fabrizio Ravanelli, Italy
ROMA. Non importa chi sarà l'eroe di Stoccolma o Milano. Sia venerdì che lunedì l'Italia del calcio sarà davanti agli schermi a soffrire per la nazionale, perché un Mondiale senza gli azzurri sarebbe un'anomalia troppo forte.


«Io un Mondiale senza l'Italia non ce lo vedo» ammette Fabrizio Ravanelli, tra i pochi azzurri ad aver vissuto il brivido dello spareggio, dentro o fuori dal Mondiale, tutto in 180'. Venti anni fa, la sua Italia evitò la vergogna provata nel '58, unica volta azzurra fuori dal torneo, superando nella doppia sfida la Russia. Adesso i tempi sono diversi, ma l'ansia è tornata a essere quella di un appuntamento decisivo, aumentata forse dalle ultime non incoraggianti prestazioni dell'Italia di Ventura e dal fatto che la Svezia, anche senza Ibra, non è un'avversaria malleabile.


Tra i protagonisti di quell'unico precedente azzurro favorevole c'era dunque Fabrizio Ravanelli, pronto a offrire alla nazionale di oggi la sua esperienza. «Bisogna non mollare mai e non pensare mai che un obiettivo sia irraggiungibile. Il nostro segreto fu che eravamo consapevoli della nostra forza, certi di farcela. E Cesare Maldini era il primo a pensarlo e a trasmetterci questa sensazione» racconta oggi l'ex attaccante di Juve e nazionale. Vent’anni fa lui era tra quanti giocarono da titolari sia all'andata a Mosca (1-1) che al ritorno a Napoli (1-0). In entrambe le occasioni portò fortuna al partner d'attacco, visto che in Russia segnò Vieri e al ritorno Casiraghi.


«Eravamo una grande squadra - ricorda “Penna Bianca” -, avevamo tutte le qualità per vincere e dare il meglio. La cosa che temevamo di più era il fattore ambientale e infatti da quel punto di vista all'andata in Russia fu durissima: nevicava, mi ricordo ancora di quanto facesse freddo, e anche il terreno di gioco non ci diede la possibilità di rendere com'era nelle nostre potenzialità. Però pareggiammo, e secondo me fu determinante Buffon: entrò dopo mezz'ora al posto di Pagliuca e quello fu il suo esordio in nazionale,a 19 anni. Ma a quell'età era già bravissimo, sicuro di sé e ci dava sicurezza. Quando tornammo negli spogliatoi a fine gara gli feci i complimenti e glielo dissi. Poi a Napoli - continua Ravanelli - fu tutto più facile, noi ci credevamo troppo, facemmo una grande partita e non fallimmo l'appuntamento».


Proprio come dovrebbe fare adesso l'Italia di Ventura: quali sono le differenze con la nazionale di Cesare Maldini? Cosa devono fare gi azzurri di oggi per prepararsi al meglio? «Questa Italia deve diventare più squadra - risponde Ravanelli - ed essere assolutamente convinta di farcela. In teoria siamo noi i favoriti, ma quando arrivi a degli spareggi così importanti sai che non saranno mai un compito semplice. La cosa più importante però è trovare serenità, che ti fa rendere al 100%».




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