L’incredibile settimana della thai-boxer Miriam Sabot con tanto di titolo mondiale



Quattro incontri, tre serate, due tornei e un titolo mondiale. La trentasettenne thai-boxer goriziana Miriam Sabot ricorderà a lungo la settimana che per lei si è chiusa con la conquista della cintura iridata Aitma Imtf nella categoria -54 kg. È stata probabilmente la più pazza e faticosa della sua carriera da quando si è trasferita in Thailandia per combattere.

Tra claustrofobici bus notturni, conference room trasformate in improvvisate camera da letto, spostamenti di date e opportunità che le si sono aperte all’improvviso, la fighter isontina si è trovata a dover girare come una trottola, in lungo e in largo, per il paese asiatico.

Tutto è iniziato con l’invito a un torneo che si doveva tenere il 5 luglio a Chiang Mai, tre ore di curve da Pai, la località dove fa base per gli allenamenti alla Sitjeman Gym tra le montagne nel Nord della Thailandia. A questo appuntamento si è quindi aggiunto quello per il titolo che avrebbe dovuto svolgersi in settembre a Samut Songkhram, sulla costa, a due ore da Bangkok. Questo però è stato anticipato al 3 agosto, l’altro posticipato al 2. Non basta, perché al 20 luglio le è arrivata anche la proposta di combattere il torneo della prestigiosa King’s Cup, il grande evento organizzato per celebrare il compleanno del Re di Thailandia in programma al Rajamadala stadium di Bangkok il 28 luglio. «Non sapevo se accettare - racconta Miriam -, poi però ho pensato che ho 37 anni: quante altre King’s Cup mi potranno mai capitare ancora?»

Appuntata in agenda la nuova sfida, ha poi scoperto che il torneo era valido per il titolo Wmc -57 kg. Ma quella non è stata l’unica sorpresa. «Mentre ero in viaggio, mi hanno comunicato che anticipavano il torneo di 24 ore. Sono arrivata il giorno stesso dell’incontro, dopo 3 ore di curve orribili su un minivan con guidatori folli e altre 11 di viaggio su un bus notturno con le ginocchia schiacciate sul sedile di fronte». A Bangkok, battuta ai punti la giovane brasiliana Yuly Yves, ha perso contro la svedese Patricia Axiling. «È stato un match davvero molto vicino, ma alla fine del terzo round lei ha avuto più iniziativa ed è stata più attiva di me che, purtroppo, ho indietreggiato senza mettere colpi a segno. È stato un gran peccato, un’occasione persa».

Tornata a Pai, Miriam ha provato a riprendersi in vista del secondo torneo. A Chiang Mai però ha trovato come prima avversaria la superstar della serata: Sawsing Sor Sopit. «È la thai più forte in circolazione nei 57 kg. Anche in questa occasione ho fatto un match molto vicino, ma lei aveva dalla sua l’esperienza e l’atteggiamento vero della muay thai. E in finale ha vinto abbastanza facilmente con la svedese Teresa Wintermyr».

Per Miriam non c’è però il tempo di rimuginare sulla sconfitta, c’è da prendere prima l’aereo per Bangkok, poi il minivan per Samut Songkharam con il suo allenatore, il triestino Emmanuele Corti, e il compagno di allenamento Federico Veronelli. Dopo tanta fatica, contro la thailandese Chapbaprai è riuscita a tirare fuori le ultime forze e, alla terza ripresa, con il ko è riuscita ad aggiudicarsi il titolo mondiale Aitma Imtf.

«Ognuna di queste esperienze è stata bellissima. Sono contentissima di avere un altro titolo mondiale nella mia collezione, ma ancora di più di essere riuscita a combattere quattro volte in una settimana. Orgogliosa di aver fatto match di livello e di qualità, a prescindere dall’esito finale. Resta un po’ di rimpianto e amaro in bocca per quella cintura Wmc praticamente regalata alla Axling, ma spero che mi possa capitare un’altra occasione del genere prima della fine della mia carriera. È una vita che non cambierei con niente altro al mondo, questo è certo». —





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