L’Italia è meno bella ma fa percorso netto

Battuta la Lituania, primato nel girone. Per Mancini 25ma gara senza sconfitte, stesso record di Lippi
Italy's Stefano Sensi, covered by his teammates, celebrates after scoring his side's opening goal during the World Cup 2022 Group C qualifying soccer match between Lithuania and Italy at LFF stadium in Vilnius, Wednesday, March 31, 2021. (AP Photo/Mindaugas Kulbis)
Italy's Stefano Sensi, covered by his teammates, celebrates after scoring his side's opening goal during the World Cup 2022 Group C qualifying soccer match between Lithuania and Italy at LFF stadium in Vilnius, Wednesday, March 31, 2021. (AP Photo/Mindaugas Kulbis)



Chiudiamo il primo trittico verso il Qatar con altrettante vittorie e dopo le prime due i dubbi che potesse andare diversamente erano davvero pochi. Operazione completata e ora se ne riparlerà il 2 settembre. La vittoria a Vilnius non resterà tra i ricordi azzurri indimenticabili, ma oltre a tenerci in testa al girone consente a Roberto Mancini di eguagliare Marcello Lippi nel filotto di partite senza sconfitte. Venticinque. Ora davanti al nostro ct c’è solo Vittorio Pozzo, a quota 30. Lippi ci arrivò vincendo una finale mondiale, Mancini battendo la Lituania. Ma i numeri resteranno a futura memoria dopo una serata comunque farcita da troppe difficoltà. Alcune spiegabili, altre no.

Cominciamo. Come si dice Spelacchio in lituano? Vero, il terreno di gioco imbarazzante, e non solo perché sintetico, aiuta ma non basta a spiegare il primo tempo dell’Italia contro la modesta Lituania, confinata laggiù al numero 110 del ranking mondiale. Davvero poca cosa gli azzurri in questo spicchio di partita. Dieci cambi rispetto alla formazione iniziale vista contro la Bulgaria, esperimenti certo ma il risultato delude. Non deve essere facile far circolare il pallone su quell’erba finta ma il centrocampo è una scatola vuota. Sempre un tocco di troppo e spesso laterale, profondità questa sconosciuta. Un’occasione divorata da El Shaarawy al 40’ è quel che mettiamo sulla bilancia: troppo poco.

La ripresa è un’altra cosa, tre cambi e uno subito decisivo. Locatelli, meglio nel secondo tempo, si spoglia dal ruolo di vice Jorginho, e lo lascia a Sensi, più a proprio agio nel dirigere il traffico. Non solo perché è lui dopo due minuti a sbloccare il risultato con un tiro “sporco” dal limite dell’area. Da lì seguono occasioni che non concretizziamo, Immobile fa la parte del leone addormentato e sulla prima occasione Mancini si spazientisce («Hai fatto tutto benissimo e poi...»), e così ci tocca stare lì in bilico fino in fondo. Donnarumma riscatta un paio di strafalcioni del primo tempo, Immobile persevera negli errori sotto porta e persino la Lituania tira fuori la testa dal guscio. Poi in coda il rigore che il capitano di serata e della Lazio realizza. Con il gol anche le scuse per i tanti errori.

Bilancio di Mancini: «Era la terza partita in sette giorni e su un campo difficile. Contava solo vincere, avremmo sofferto meno se avessimo realizzato tutte le occasioni. Immobile? Ha dato tutto, ha pagato una condizione non brillantissima. Sua e di tutti». Chiusa la pratica ora tocca pensare solo agli Europei. Mancini ha setacciato il gruppo, i 23 convocati usciranno il primo giugno, ma l’Uefa ascolterà gli appelli dei ct e la lista diventerà di 25 vista la stagione anomala. Non abbiamo visto Kean e sarà lui il terzo numero nove; abbiamo visto come Berardi abbia guadagnato terreno su Chiesa e come Spinazzola abbia decisamente messo la freccia su Emerson in fascia sinistra. Florenzi non si tocca a destra, mentre a centrocampo nel ruolo di metronomo Jorginho potrà avere l’alter ego in uno tra Sensi e Locatelli. Barella è intoccabile, ma Pellegrini, multiuso, gli soffia sul collo. Il 28 maggio a Cagliari contro San Marino e il 4 giugno a Bologna contro la Repubblica Ceca: gli ultimi due scalini prima di salire quelli che l’11 giugno porteranno sul prato dello stadio Olimpico di Roma. —



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