LUCI A SAN SIRO MA I RIFLETTORI SONO ALTROVE

L’ultima volta degli azzurri a San Siro è stata quella del muro del pianto di Gigi Buffon, dei silenzi imbarazzati di Gian Piero Ventura e della comica fuga di Carlo Tavecchio. Era un anno fa, sempre...

L’ultima volta degli azzurri a San Siro è stata quella del muro del pianto di Gigi Buffon, dei silenzi imbarazzati di Gian Piero Ventura e della comica fuga di Carlo Tavecchio. Era un anno fa, sempre di novembre, allora il 13, oggi il 17, e il ritorno a San Siro è ancora con il pienone, segno di un affetto non intaccato dalla madre di tutte le sciagure calcistiche, lo 0-0 con la Svezia e il Mondiale sul divano.

In campo è cambiato molto. Il ct ora è Roberto Mancini, pronto a fare con quel poco che ha, a rispolverare vecchi arnesi come Giovinco solo per farli zampettare a Coverciano e a dare il via alla ricerca fra i quasi sconosciuti come Tonali, Grifo e Sensi. Non è per sorprendere ma per costruire, che il ct guarda più in avanti di questa partita che potrebbe regalarci l’accesso alla fase finale della Nations League. Di fronte, proprio come nella stessa sera dello stesso giorno di 25 anni fa, c’è il Portogallo. Allora era per l’accesso al Mondiale, stavolta questo “pass” minore che però avrebbe un gran peso. C’è da dire che allora eravamo noi quelli messi meglio, oggi sono di gran lunga loro. Nel 1993 una nostra sconfitta avrebbe anticipato la sciagura, oggi è molto più importante il “come” arriveremo a un risultato. La squadra è un cantiere, l’orizzonte è spostato molto più avanti, a Euro 2020. E l’approccio offre una timida fiducia.

Certo non la stessa che può regalarci quel che accade tutto intorno. È vero, ci siamo liberati di Tavecchio ed è molto più lieve il peso di altre figure inquietanti ma dobbiamo prendere atto del fallimento del commissariamento Fabbricini-Malagò e di una ripartenza incerta, con pasticci sui format dei tornei, sulle spartizioni delle risorse, con settori giovanili devastati. E, ancora, sacrosanti scioperi degli arbitri per le troppe aggressioni nelle serie minori. Insomma, le luci sono a San Siro ma i riflettori dobbiamo sempre tenerli puntati su tutto il resto. Perché la partita più importante è lì che si gioca.

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