L’Unione dà segni di ripresa ma è incompiuta

TRIESTE L’affermazione che in un’annata o in certi periodi «gira tutto storto» è tanto vera quanto ingannevole e soprattutto pericolosa. Questo è stato il leit-motiv del post Modena in una parte dell’ambiente alabardato. Stato emotivo comprensibile e avallato da alcuni episodi sfavorevoli indotti (come le decisioni arbitrali di Carpi) o di gioco (come contro i canarini) ma che tale deve rimanere. Perché c’è un intero girone di ritorno da affrontare con orgoglio e possibilmente con risultati migliori, ma anche perché due settimane fa con il Sudtirol uno stesso episodio era “girato” in favore dell’Unione. In quella circostanza gli alabardati avevano saputo capitalizzare al massimo un errore della difesa di Vecchi, domenica gli emiliani hanno fatto altrettanto su uno sbaglio di posizione della retroguardia alabardata. Del resto, come spesso sottolinea il tecnico Gautieri che di calcio ne ha visto, molto spesso i gol e le vittorie arrivano su errori commessi dall’avversario.
Piuttosto c’è da dire che quando con le giocate offensive ben organizzate non si è capaci di bucare la porta avversaria e probabile che alla prima incertezza si venga puniti. Ma chi costruisce di più spesso si aggiudica la partita o quantomeno non la perde. Il pubblico del Rocco ieri ha visto in campo una Triestina ben organizzata, pimpante e in grado di mettere più volte in difficoltà il Modena nella prima ora di gioco. E questa è la via maestra sulla quale deve lavorare Gautieri assieme ai giocatori. Nella ripresa c’è stato un calo evidente quando il tecnico è stato costretto a modificare l’assetto iniziale per mancanza di forze di alcuni elementi cardine. Maracchi, che ancora non è al top, nel primo tempo è stato determinante e lo stesso Gomez ha lavorato parecchio così come Steffè. Le non buone condizioni di Beccaro hanno tolto una rotazione che avrebbe consentito di non passare a due nuovi moduli che non hanno saputo garantire lo stesso equilibrio e la stessa efficacia della prima frazione.
Non solo ma il centrocampo a tre (con un uomo in più alle spalle delle punte) non era nei piani di chi ha costruito la squadra quest’estate. Gatto è un esterno puro e Mensah non lo è, Procaccio si adatta a vari ruoli, Paulinho in poche circostanze può essere la spalla di Giorico, Ferretti utilizzato in varie posizioni finora ha quasi sempre deluso. È tutto nella norma quando si cambiano guida tecnica e progetti in corsa come è successo quest’anno all’Unione che infatti è indietro di due mesi rispetto alle concorrenti. Queste a novembre hanno cominciato a galoppare (guardare la classifica). Insomma qualche iniezione (e qualche uscita) per assecondare il progetto tecnico ci vorrà.
Sono scelte che spettano alla società che deve anche fare i suoi conti (e fino ad oggi è sempre intervenuta). A rendere ancora più in salita il cammino in questo campionato c’è il fatto che le punte fanno fatica a trovare la via del gol. E questo succede ai bomber che, come Pablo e Costantino, non si sbloccano da troppe partite. A spiegare anche un rendimento così altalenante e deludente in relazione alle alte aspettative della piazza e dei protagonisti c’è l’assenza per malanni del terzino sinistro Frascatore (uno dei top della scorsa annata) e per ragioni tecniche dell’altro difensore Scrugli.
Ma a breve, magari dopo la sosta, questi nodi dovrebbero sciogliersi. Nel frattempo Gautieri deve affrontare altre due trasferte con squadre di bassa classifica (Rimini e Gubbio) per artigliare un po’ di punti e soprattutto per forgiare l’identità della sua squadra. E per non arrivare allo stop natalizio con il morale sotto i tacchi. —
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