Mark Strukelj l’eterno vice «Con Tesser grazie a Berti»

TRIESTE . Da piccolo, stravedeva per Keegan, quando diventò più grande lo chiamavano “Strucolo” per l’assonanza tutta triestina con il cognome ma, all’Olimpico con la maglia della Roma, giocò in Coppa Campioni contro il Liverpool, la sua squadra preferita. Certo, è proprio Mark Strukelj, l’avranno indovinato tutti. A Trieste ci vive anche se deve starsene quasi sempre lontano: «E’ una città unica – dice – te ne accorgi quando te ne devi andare. Però per un mesetto buono adesso me la godo. Un po’ di mare, i vecchi amici, una puntata a San Giovanni da Spartaco che non guasta mai…». Nato a Dorking nel Regno Unito, classe ’62 (compleanno il 23 giugno), inizia nelle giovanili di Sant’Andrea, Montuzza, Esperia Pio XII, San Giovanni, Triestina, con la cui maglia debutta in serie C nel ’79. Il passaggio alla Roma di Paulo Roberto Falcao, la storica finale di Coppa persa ai rigori contro il Liverpool, in cui non riuscì a calciare dagli undici metri per l’errore precedente di Graziani, poi quella “maledetta” caviglia che lo costrinse a sette interventi che non riuscirono a rimetterla in sesto. «Da una parte mi sento fortunato – dice Mark – perché ho raggiunto il massimo livello in poco tempo, dall’altra ho dovuto fare i conti con la sfortuna che non mi ha permesso di godermi il momento calcistico: il calcio è uno sport in cui ci si può far male e mi è accaduto. Diciamo che alla fine la partita si è chiusa in pareggio». La caviglia lo costringe a chiudere con il calcio, ultima maglia quella del Castel San Pietro ma, qualche anno dopo, inizia la seconda vita calcistica, stavolta in panchina, quella della Primavera della Triestina: «Fu il compianto Amilcare Berti – ricorda – a promuovermi secondo di Attilio Tesser e, da allora, non ci siamo praticamente più divisi. L’ultima esperienza a Cremona: prima stagione entusiasmante fino alla promozione, seconda annata bene nell’andata, male nel ritorno causa tanti infortuni e interruzione del rapporto a cinque giornate dal termine. Aspetto proposte, altrimenti… andrò in pensione, visto che l’ho già maturata da tre anni, ci aggiungi che sono nonno».
Guerrino Bernardis
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