Marquez è un fenomeno, Rossi si salva

Il baby catalano conquista la vittoria ad Austin alla seconda apparizione in MotoGp. Valentino si prende la sesta piazza
Jorge Lorenzo - MotoGP - Yamaha - Gran Premio delle Americhe - Austin Texas
Jorge Lorenzo - MotoGP - Yamaha - Gran Premio delle Americhe - Austin Texas

Valentino, che lo ha affiancato mentre rallentavano, subito dopo aver tagliato il traguardo gli ha stretto la mano e, procedendo paralleli, si è espresso con un gesto chiarissimo: giù il cappello. E Marc Marquez, che solo pochi anni or sono non aveva neppure il coraggio di avvicinarlo, e che ha dovuto lasciarsi spingere per andare da lui a chiedergli un autografo, con un gesto quasi timido del capo ha accettato.

Forse, un gesto che apre una nuova epoca: all'età di 20 anni e 63 giorni, Marc Marquez è diventato il pilota più giovane di ogni tempo a conquistare la vittoria in un Gran Premio della massima categoria del Motomondiale. Ha sfilato il record dalla bacheca di Freddie “Fast” Spencer, un americanino che poi ha fatto al storia. Anche Marc la farà. La sta già facendo. Secondo molti, è il nuovo Valentino Rossi; secondo Valentino Rossi, è un fenomeno che ancora si può forse contenere adesso, quando non ha del tutto ben chiari gli argomenti, perché una volta che sarà riuscito ad impadronirsene, non ce ne sarà per nessuno.

«No, non mi aspettavo la vittoria, ad essere onesti. Già il podio in Qatar era stato un sogno» ha dichiarato (bugia?) Marquez.

Marc, catalano, è riuscito nella impresa approfittando di un circuito, quello di Austin, che sembra disegnato apposta per la Honda. Ma ci sono pochi dubbi che, anche su quelli più favorevoli alla Yamaha, sarà un avversario di cui tener conto in ogni pronostico. Lavora con gli stessi meccanici che componevano la equipe di Stoner (in massima parte, italiani) ed ha già fatto dimenticare l'australiano: per lo meno, in garage. È simbolico che Marc abbia vinto costringendo alla resa il compagno di squadra, che, dopo sette anni come pilota ufficiale della Casa giapponese, e sempre uomo di riferimento, non è mai riuscito a consegnare ai suoi un titolo mondiale: il traguardo tagliato dietro a Marc lo consegna ad una posizione gerarchica di secondo piano.

Sotto il podio, i meccanici hanno gettato nella mischia anche Julià, il padre, ed Alex, il fratellino minore, che corre il Mondiale in Moto3. Mancava il nonno, un signore un po' avanti negli anni, un po' male in arnese, che qualche anno fa ha accettato di farsi operare non per sopravvivere, ma per avere il privilegio di vedere il nipote vincere il titolo mondiale. Gli è riuscito due volte.

Gli altri, lontano. Non solo lontano nei tempi: lontani nelle emozioni. Anche Lorenzo, Campione del quale alle volte ci si accorge poco ma che ha un rendimento da marziano, dal punto di vista della immagine non rende quanto Marc. L'unico che sopravanzi, e di un bel po', Marquez, è Valentino Rossi. I due, tra l'altro, si sono molto simpatici, si riconoscono talento puro, capiscono di essere fatti della stessa pasta. La cosa migliore che questo Motomondiale possa regalare, è che l'italiano torni ad essere il fenomeno di un tempo e che i due si debbano incontrare, ad armi pari, a freni bloccati, all'ingresso di qualche curva. Magari del Cavatappi, dove in tempo Valentino ha fatto arrabbiare Stoner, e che Marquez ha sempre raccontato come uno dei momenti, secondo lui, più belli di sempre. E chissà che non tocchi al giovane leone dichiarare “tanto di cappello” alla vecchia volpe.

Nereo Balanzin

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