Massotti: «Trieste merita di tornare al vertice»

TRIESTE. «Da appassionato di pallamano sento la mancanza al vertice di Trieste. Nell'ultimo decennio gli equilibri si sono spostati tra Trentino Alto Adige e Puglia ma certo, è decisamente strano non vedere la società più titolata d'Italia lottare per lo scudetto».
Settimio Massotti, ex di Trieste e bandiera dell'handball nazionale, vive con attenzione il momento attraversato dalla società del presidente Lo Duca.
Con la Cividin prima e la Principe poi, ha conquistato sul parquet di Chiarbola tre titoli italiani e due coppe nazionali. Normale che in un momento delicato come quello attuale, l'ex capitano azzurro guardi con attenzione al futuro dei biancorossi.
«È un club troppo importante nel panorama nazionale - continua Settimio Massotti - non lo scopro io ma quello che Trieste ha dato a tutto il movimento è stato fondamentale. Ricordo le belle figure che ha saputo fare a livello europeo anche con formazioni di primo piano nel panorama continentale, ricordo i tanti giocatori che negli anni ha saputo dare alla nazionale italiana. È un momento difficile a livello di sponsor, di certo con il basket in netta ascesa trovare aiuti non è semplice, ma si può fare. Ho giocato a Trieste negli anni della Stefanel eppure la pallamano era riuscita a ritagliarsi un suo spazio vincendo tanto e volentieri».
Una spinta in più, dunque, per l'idea di un consorzio "18 sponsor per il diciottesimo scudetto" che la società triestina ha lanciato in questi giorni. Obiettivo prestigioso per guardare con ottimismo, tra due stagioni, al cinquantesimo anniversario. Ma cosa può fare la pallamano per essere più appetibile e passare, da sport di nicchia a disciplina seguita a livello nazionale? «Una domanda che mi sono posto tante volte - sottolinea l'ex giocatore di Trieste - Penso che abbiamo sciupato una grande occasione e perso un treno alla fine degli anni novanta quando la nazionale si qualificò per i mondiali di Kumamoto, in Giappone, e raggiunse l'undicesima posizione nella classifica europea e la quindicesima a livello mondiale. Era il momento di spingere, di cavalcare il grande interesse che si era creato attorno al nostro movimento magari coinvolgendo qualche esperto di marketing in grado di valorizzare il prodotto pallamano».
Continua nella sua analisi Settimio Massotti: «Adesso la risalita è molto più difficile, bisogna necessariamente lavorare sui giovani e in questo senso proprio Trieste rappresenta una delle realtà di avanguardia del nostro movimento. Ma bisogna fare di più, magari consentendo ai migliori talenti la possibilità di fare importanti esperienze lontano dall'Italia. Ci si può riuscire stipulando accordi con le nazioni più all'avanguardia, istituendo delle borse di studio, dando ai nostri ragazzi la possibilità di confrontarsi con le realtà più competitive e permettendo loro quindi di crescere».
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