Mihajlovic, lacrime e volontà «Ho la leucemia in fase acuta ma vincerò questa partita»
Gli occhi lucidi del Guerriero non cadono a terra, ma salgono verso l'alto. «Non sono lacrime di paura», ma di vita vera. Più di un pallone che ruzzola dentro o sbatte sul palo, un giocatore comprato o venduto, un contratto rinnovato o da rinegoziare, un modulo da sfornare o da riciclare. Qui c'è una storia che va oltre ogni cosa: l'uomo Sinisa Mihajlovic, splendido cinquantenne, al bivio più difficile della sua esistenza. «Ho fatto alcuni esami da cui sono venute fuori una serie di anomalie che qualche mese fa non c'erano. La cosa più difficile è stata far credere a mia moglie che non andavo in ritiro perché avevo la febbre: quel giorno alle 15 dovevo fare degli ulteriori accertamenti e alle 21 ho saputo di avere la leucemia». Dalla bocca dell'allenatore del Bologna - e nonostante tutto tale rimarrà («Non per carità, ma perché Sinisa è il nostro condottiero e ha dimostrato di essere il migliore», l'accorata di precisazione del ds Walter Sabatini, a sua volta uscito in piedi meno di un anno da un'altra battaglia esistenziale) - esce fuori tutta la verità, solo la verità, nuda e cruda.
«È stata una bella botta - riparte Mihajlovic con la voce rotta - sono rimasto due giorni chiuso in camera a piangere e a riflettere, mi è passata tutta la vita davanti. Rispetto la malattia, la guarderò negli occhi, la affronterò a petto in fuori e so già che vincerò questa sfida: non vedo l'ora di andare in ospedale martedì, prima comincio le cure e prima finisco. La leucemia è in fase acuta, ma attaccabile: ci vuole tempo, ma si guarisce».
Prima della coraggiosa conferenza stampa convocata nel centro sportivo bolognese di Casteldebole, Sinisa aveva dato via Skype la brutta notizia alla squadra, raggiunta per direttissima nel ritiro di Castelrotto dall'ad Fenucci e dal ds Bigon, freschi di atterraggio da Montreal con il messaggio del patron Saputo («Combatteremo questa battaglia insieme»). Lacrime, silenzi surreali e momenti di emozione altissima fino alla presa di parola di Dzemaili a nome del gruppo: «Mister, lavoreremo per lei e la aspettiamo già in ritiro». «Grazie ragazzi, ho bisogno dell'aiuto di tutti per vincere questa sfida», la risposta, altrettanto commossa, di Mihajlovic.
«In questi giorni ho pianto molto, ma non mi piace che la gente mi veda così. Non voglio far pena a nessuno. Da questa storia, però, voglio che tutti capiscano di non essere indistruttibili e anche l'importanza della prevenzione. Il 28 febbraio ho fatto degli esami ed era tutto apposto, mi sono allenato fino a maggio e in vacanza ho giocato a padel quasi tutti i giorni. Per fortuna che faccio costantemente prove tumorali, perché mio padre morì di cancro, e ho scoperto subito il problema». Tempestività che può rivelarsi la migliore amica di Sinisa. «Martedì inizierà le terapie al reparto di ematologia. Venti anni fa non si poteva neanche parlare di questa malattia, oggi possiamo parlare anche di un futuro roseo per un allenatore che può persino continuare a svolgere la sua professione», rassicura il dottor Gianni Nanni, responsabile sanitario del Bologna.
«Nella mia vita ho sempre dovuto combattere, nessuno mi ha regalato nulla e sono sicuro che da questa esperienza ne uscirò come un uomo migliore», il commiato di “Miha” . —
Riproduzione riservata © Il Piccolo








