Moschioni dopo due anni lascia la compagnia e fa ritorno al Latisana

TRIESTE. Un divorzio (quasi) consensuale ed un immediato ritorno a “casa”. Giacomo Moschioni lascia il Bor Radenska dopo due stagioni e vira senza indugi alla veste da “cavallo di ritorno”, approdando nuovamente a Latisana, sempre nell'ambito della C Silver di pallacanestro. Decisione in realtà poco sofferta la sua, figlia non solo della nostalgia canaglia ma degli esiti della passata stagione, annata che il Bor ha vissuto nei chiaroscuri dell'anonimato e senza il plauso di particolari gratificazioni: «Non abbiamo raggiunto i playoff e questo ha significato molto in campo societario – premette Moschioni – e anche personalmente la stagione è stata altalenante, direi sottotono nella prima parte e decisamente meglio al ritorno. Questo non è tuttavia bastato e nel bilancio finale posso ammettere che potevo fare di più, certe critiche sono state costruttive – sottolinea l'ala - altre forse inutili ma non ne faccio una questione, preferisco guardare al futuro». Un futuro che si (ri)chiama Latisana quindi, dove intanto è maturato un cambio alla guida tecnica, con l'arrivo di Cossu: «Allenatore che non conosco personalmente ma che non costuisce certo un problema per la mia scelta – rimarca Moschioni – tornare a Latisana è infatti come fare ritorno a casa, in un ambiente ideale dove oltre all'assetto societario ritrovo tanti amici in squadra come Maran, Rubin, lo stesso Cargnelutti e altri. Quando hanno espresso il desiderio di riavermi, non ho avuto esiti di nessun tipo. Avrei abbandonato comunque il Bor? Credo proprio di si – ammette il figlio d'arte – e optando per Latisana migliore scelta non avrei potuto fare». Classe 1993, dotato di una siringa da tre letale quando è in giornata di grazia, Giacomo Moschioni chiude così il capitolo Bor e riprende la saga del pendolare da Capodistria (sua sede lavorativa) e Latisana, puntando soprattutto ad una stagione di rivalsa su tutti i fronti: «So quanto posso dare ancora – conclude – e so che ambizioni e ambiente mi attendono. Io sono però molto carico, in quanto ripeto, per me è come tornare a casa». —

F. C.

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