Moto Gp, Marquez primo e Rossi ottavo

A Austin (Texas) il pilota spagnolo cade ma poi fa registrare il miglior tempo

Ieri, Marc Marquez ha fatto il Valentino Rossi. Quello dei tempi d'oro: in qualifica (che, con il nuovo registro, si corre sulla distanza di soli 15 minuti) alla prima uscita il giovanotto ha dato oltre un secondo a tutti. Solo il compagno Pedrosa, e proprio nell'ultimissimo giro, è riuscito a contenere la differenza in due decimi («il grip è migliorato, ed il set-up è migliore che in Qatar»). Lorenzo, campione del mondo in carica, è ben dietro («contro le Honda, oggi era impossibile»), così come Crutchlow, in sella ad una Yamaha clienti.

Il fatto che Lorenzo, un drago in qualifica, sia così staccato, conferma che questo non è un circuito per Yamaha, ed il gap di Valentino (due secondi, e lo sguardo scuro) sottolinea il concetto. Molto bene Andrea Dovizioso, che gli è finito davanti.

È stata la giornata di Marc Marquez. Ad un certo punto, nella prima sessione, di libere, è successo qualcosa che avrebbe potuto troncarla sul nascere. In frenata, la moto si è contorta e poi si è divincolata, come un dito che facesse segno: no, no. Quando Marc Marquez è stato scaraventato a terra, in modo pesante, preoccupate, una voce inglese ha commentato: «Welcome to MotoGP, Mr. Marquez».

Benvenuto nella classe che ti può dare tutto, ma che a volte te lo fa pagare caro. In realtà, non era la prima caduta dello spagnolo con le 1000cc, ma la prima in un momento cruciale, quando il pilota, nelle libere che precedono le qualifiche, mette a punto la moto per tentare, più tardi, il giro veloce che varrà la posizione in griglia. Marc è rimasto a terra per qualche istante, raggomitolato, ricapitolando i muscoli e le ossa. Poi, zoppicando, è tornato al garage, è risalito in sella ed ha continuato a martellare le posizioni di testa. Però, per la prima volta, su questa pista, ha concluso una sessione senza essere il più veloce. Lo era stato sia nei tre giorni di test privati condotti a metà marzo da Honda e Yamaha, sia nelle prime due manche di venerdì. Ieri mattina, invece, Pedrosa lo ha scalzato. Ma è stato solo un attimo; in qualifica, Marc gli ha restituito la pariglia, con gli interessi. «Non è che ci potessi giurare; con questi qui (gli avversari, ndr) non si sa mai, Però, l'importante sarà la gara». Riuscisse a vincere (e perché no?) sarebbe il più giovane di ogni tempo. Qualche dubbio (per gli spettatori) sul nuovo sistema di qualifiche: 15 minuti sono niente. Come un calice di prosecco mezzo vuoto: avvicini il naso, senti le bollicine, ed è già finito.

Nereo Balanzin

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