Pallacanestro Trieste, ora tocca al gruppo

Alberto Tonut: «Contento per Stefano alla sua seconda Coppa. Il cambio di allenatore non dà più alibi ai giocatori biancorossi»

Lorenzo Gatto
Un abbraccio tra Alberto Tonut e il figlio Stefano quando militava nella Reyer Venezia
Un abbraccio tra Alberto Tonut e il figlio Stefano quando militava nella Reyer Venezia

Ospite della Casa di Cura Pineta del Carso, dove sta affrontando la riabilitazione dopo un intervento al ginocchio rimandato per troppo tempo, "il prezzo da pagare per una carriera lunga e dispendiosa", Alberto Tonut ha seguito le Final Eight di Coppa Italia con l'occhio clinico di chi il parquet lo conosce centimetro per centimetro. Un’edizione importante, che ha visto trionfare l'Armani Milano e ha permesso a suo figlio Stefano di mettere in bacheca il nono trofeo in carriera.

Il merito del poeta

«Per Stefano è la seconda Coppa Italia - esordisce Alberto, analizzando il successo dell'Olimpia -. Certo, questa l'ha vissuta in parte da comprimario, ma esserci è stato già un enorme successo dopo i settanta giorni di stop forzato a causa dell'infezione virale. Per quanto riguarda Milano, credo abbia vinto la squadra che ha meritato di più. È vero che la Virtus Bologna era priva di Pajola e Hackett e che Brescia ha dovuto fare a meno di Ivanovic, mentre Tortona ha disputato una finale splendida. Tuttavia, dopo tutto quello che l'Armani ha passato a livello di infortuni in questi mesi, la Coppa è un premio meritato».

Un plauso particolare va alla gestione tecnica: «Peppe Poeta, dopo l'infortunio di Diop — l'ultimo di una lunga serie — è stato bravissimo a puntare su un nucleo ristretto di giocatori, portandoli fino in fondo. Ha giocato praticamente con tre soli lunghi: Nebo, LeDay e Ricci. Poteva essere un rischio fatale, invece la scelta ha pagato».

Il momento di Trieste

Sulla strada di Milano si è incrociata la Pallacanestro Trieste, uscita ai quarti di finale proprio nel momento del debutto in panchina di Taccetti, subentrato all’esonerato Gonzalez. «Di cambi di allenatore ne ho vissuti tanti in carriera - riflette Tonut -. Appartengo alla categoria di giocatori sempre onesti e corretti: non ho mai giocato contro un tecnico, sia per convinzione personale, sia perché alla fine è un atteggiamento che ti si rivolta sempre contro. Ma sono dinamiche che accadono. A Trieste, stando a quanto si sa, Gonzalez ha pagato un rapporto non ottimale con il gruppo. Ormai è andata, bisogna guardare avanti. Di Taccetti tutti mi parlano bene, è un bravo coach. Ora i giocatori sono con le spalle al muro e dovranno dimostrare il loro valore».

Il fattore Toscano-Anderson

Guardando al finale di stagione, Tonut individua le chiavi per il salto di qualità dei giuliani, partendo dai rientri fondamentali e dalle gerarchie della classifica. «Il rientro di Sissoko è fondamentale: è una delle chiavi che possono permettere a Trieste di giocare un grande finale di stagione. Partendo dal presupposto che le prime quattro posizioni sono blindate (Virtus, Milano, Brescia e Venezia non si toccano), l'obiettivo deve essere il quinto posto. Un piazzamento che garantirebbe un accoppiamento accessibile ai quarti di finale. In quest'ottica, la sconfitta contro Tortona grida ancora vendetta. «Non si può perdere una partita dopo essere stati sopra di 20 punti. Probabilmente la squadra non ha colto l'importanza vitale di quella sfida».

La chiusura è una scommessa sui singoli: «Se Trieste arriva ai playoff con un accoppiamento possibile e riesce a fare strada, in semifinale potrebbe cambiare la prospettiva. Potrebbe scattare una consapevolezza nuova, sia nel collettivo che nei singoli. Continuo a pensare che la stagione ruoti attorno a Toscano-Anderson: se capisce di dover essere continuo al di là della singola giocata, mettendo qualità ed esperienza al servizio della squadra, possono davvero succedere cose importanti».

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