Petrosyan ritorna sul ring per il replay della sfida dal verdetto contestato



Lo hanno battezzato come “il più grande rematch nella storia della kickboxing”. E forse è davvero così. Sarà una questione d'onore. Per entrambi.

Giorgio Petrosyan e il tailandese Petchmorakot Petchyindee Academy si affronteranno di nuovo domani. Saranno uno di fronte all’altro in una sfida che ha già un sapore epico, valida per la semifinale del torneo da un milione di dollari One Championship, al momento la più importante la promotion asiatica nel mondo delle arti marziali, ma il denaro o il passaggio del turno, in questo caso, non sono la cosa più importante. Il torneo è secondario, come anche l'assegno milionario. Qui c'è di mezzo l'onore.

Petrosyan e Petchmorakot si sono incontrati a maggio in un match controverso: i giudici avevano dato la vittoria (verdetto non unanime), al tailandese, mentre il pubblico si era schierato con il fighter italo-armeno. Dopo una review, il comitato di One Championship aveva annullato il risultato e deciso un secondo incontro tra i due atleti. Un caso senza precedenti in un torneo, che aveva scatenato l’ovvia delusione di Petchmorakot e l’altrettanto ovvia soddisfazione di Petrosyan. L’uno si era sentito defraudato di una vittoria ottenuta sul ring, l’altro si era sentito tradito dai giudici.

Comunque la si guardi, sarà una sfida difficile tanto dal punto di vista fisico, quanto psicologico. Petchmorakot darà tutto per dimostrare d’aver davvero vinto la prima sfida contro il pluricampione del mondo. Petrosyan farà altrettanto per togliere i dubbi a chi crede che gli sia stato fatto un regalo da parte di One Championship. Entrambi cercheranno fin da subito il colpo del ko. Solo una soluzione prima del limite toglierà dubbi e ombre alla loro prestazione.

La sfida sarà il match clou del gala “Masters of Destiny” di Kuala Lumpur e non poteva essere altrimenti. In palio non ci saranno cinture, ma molto di più: l’onore. All’Axiata Arena Petrosyan e Petchmorakot saranno dunque di nuovo uno di fronte all’altro, signori del loro destino. —





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