Piccola, acciaccata ma con tanto talento Un’Italia da scoprire

Tu quoque, papà. Proprio tu mi rimandi a casa, spezzando sul nascere il sogno mondiale di tuo figlio? Brian Sacchetti, figlio di Romeo, ct dell’Italbasket, magari non lo ha detto, magari non glielo rinfaccerà mai. Ma ieri mattina insieme a Giampaolo Ricci, l’altra vittima di questo ultimo round di tagli premondiali, si è imbarcato per l’Italia con la morte nel cuore: non farà parte della scommessa, dellì’avventura azzurra ai mondiali cinesi che partono domani, con la sfida alle Filippine.
«Con Gigi Datome e Danilo Gallinari infortunati avevo bisogno di giocatori in quel ruolo che ci permettessero di allenarci durante la preparazione - ha spiegato il ct - abbiamo aspettato questi due giocatori che si sono ripresi e sono, senza offendere né mio figlio né Ricci, di un livello diverso, perciò la scelta è stata obbligata. Dietro le scelte può esserci qualcosa di giusto o sbagliato, ma penso sia stata la più giusta per la nostra squadra». Una scelta anche di forte carattere personale, visto che uno dei due giocatori è suo figlio Brian: «È stato facile da una parte e difficile dall'altra - ha aggiunto il ct azzurro - Facile perché, senza offesa per i due ragazzi, pensiamo di aver portato la squadra più forte. Dall'altra è logico che avrò dei problemi con mia moglie quando arriverà qui, ma tanto lo avrà già scoperto. Perciò se proprio devo litigare, almeno litigo per telefono» ha concluso sorridendo.
Già, sorridere. Meo, oscar della malasorte, lo ha fatto poco in questo lungo avvicinamento all’Evento. Tante, troppe tegole hanno minato il cammino azzurro: infortuni pesanti (Melli, Gallinari, Datome, Hackett), inserimenti complicati dal punto di vista strategico (Gentile), polemiche al vetriolo (lo stesso Hackett e Aradori dopo l’esclusione). Difficile trovare una decente chimica di squadra quando il vento soffia costantemente contro. Ancora più difficile perché questa nazionale, che storicamente soffre l’assenza di un centro di ruolo, ha perso anche Melli che per la sua duttilità poteva anche essere speso nello spot di “cinque”. Dunque ci presentiamo acciaccati, non ben amalgamati e leggeri sotto i tabelloni, con Tessitori, Biligha e Brooks che saranno chiamati ad affrontare autentiche corazzate dal... basso dei loro due metri scarsi. Anche l’approccio in diverse partite amichevoli non ha soddisfatto Sacchetti, che ha visto passi in avanti dopo il disastro del torneo Acropolis ma non ha ancora risolto il nodo della mancanza di killer instinct nei momenti-chiave.
È vero, abbiamo Gallinari, Belinelli e Datome, esperienza e tanti punti nelle mani. Abbiamo Hackett fortificato dall’esperienza al Cska e Gentile che come tonnellaggio ha pochi rivali in ala piccola, ma dietro? Poco: la panchina non pare all’altezza dello starting five. E qui entra in scena Meo, coach che ha saputo sempre spremere il meglio da situazioni complesse. Dove possiamo arrivare? Battendo Filippine e Angola, test seri ma non serissimi, potremmo qualificarci come secondi, poi alla seconda fase ci vorranno i miracoli. Passare il primo step significherebbe meritarci il Preolimpico. Sarebbe già qualcosa.—
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