Rossi: deluso ma pronto a restare

«Per i dirigenti forse sono solamente un fastidio»
TRIESTE
Gegè Rossi, stavolta la Triestina sembra averti davvero messo sul mercato: ma serve anche un acquirente, vero? Il fatto è che sono marchiato da talmente tante brutte voci sul mio conto, che ormai bisogna trovare solo un pazzo che abbia ancora fiducia in me. Non bastava tutta la storia del calcio scommesse, ci volevano pure le chiacchiere sulle notti brave. Sono voci che mi hanno ferito non solo come giocatore, ma anche come uomo. Sei molto deluso dall’atteggiamento della Triestina? La società ha avuto tutto un altro atteggiamento rispetto allo scorso anno, di sicuro non mi sono sentito trattato come un giocatore importante e ci sono rimasto male.


Come ho già detto, mi sento un po’ abbandonato, evidentemente non mi vogliono tenere. Io non ho mai chiesto di andarmene, l’ho detto e ribadito. Ma l’impressione è che io rappresenti quasi un problema, un fastidio. Poi posso anche sbagliarmi, ma l’impressione è quella. Hai sentito Agazzi in questo periodo? Sì, certo. Con lui siamo amici e c’è il massimo rispetto fra noi. Anche Michael sta aspettando di vedere cosa succede, sa benissimo che il suo destino dipende dal mio. Ma se tu dovessi fare le valigie, con lui la Triestina resterebbe in buone mani? Assolutamente sì. Michael è un portiere giovane, che deve fare esperienza, ma Trieste è la piazza ideale per farlo maturare. Ha le potenzialità giuste, anche se sa che deve dimostrare ogni anno il suo valore. E i tuoi propositi di prendere casa a Trieste? Quelli stanno andando avanti senza alcun problema, anzi conto di chiudere proprio la prossima settimana.


Perché io in ogni caso lunedì o martedì prossimo ritorno già a Trieste, vengo a prepararmi per il ritiro o quantomeno a vedere com’è la situazione. Spero che non mi caccino, anche se nel calcio tutto è possibile. Il fatto è che se non avessi chiamato De Falco non avrei saputo nemmeno quando era il ritiro. A proposito di Totò, è l’unico che in questo periodo mi ha rincuorato. Con lui ho un rapporto speciale, ma la società non è solo lui. Quindi in ogni caso Trieste non uscirebbe dalla tua vita? Certo che no, una cosa è Trieste come città, il suo modo di vivere, la gente che ci abita, e un’altra cosa è l’aspetto calcistico. Perché il calcio è così, in questo mondo appena non servi più vieni messo da parte. Comunque vada a finire, non dimentico certo che questa squadra e questa città mi hanno dato tanto e mi hanno fatto passare due anni bellissimi. E adesso resto in attesa di sapere qualcosa sul futuro.


Antonello Rodio

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