Schumacher jr, il trionfo nel tempio di papà «Vincere qui è speciale»
DALL’INVIATO A MONZA
Schumacher sorride sul gradino più alto del podio. Gli altoparlanti diffondono le note dell’inno tedesco nell’autodromo chiuso al pubblico, poi la festa a base di champagne. Sotto il pilota tedesco, nella pit lane del circuito, donne e uomini della Ferrari esultano commossi un paio d’ore dopo la delusione delle qualifiche. Non è un sogno, è la Formula 2, e sembra un remake di storie felici. Mick Schumacher è il figlio di Michael ed è un allievo della Driver Academy di Maranello, dove lo stanno formando perché un giorno, chissà, rivivremo la magia di uno Schumi al volante di una Rossa.
Papà vinse vent’anni fa a Monza, eguagliò i 41 successi di Senna e scoppiò in lacrime. E nel 2006 firmò l’ultimo dei cinque successi nel Gp d’Italia. Oggi tocca all’erede mettere la prima pietra importante di una carriera che procede un passo alla volta, senza forzare i tempi. Mick ha esordito in F2 l’anno scorso, aggiudicandosi solo la gara sprint di Budapest.
Ma è maturato, ha fatto come il genitore: impegno maniacale e cura dei dettagli, lavoro e tenacia. Il risultato più importante lo ha raggiunto in Italia. «Guidare e vincere qui è speciale», ha commentato. E subito ha ringraziato la squadra: «I ragazzi meritano ogni singolo punto conquistato qui, perché hanno fatto un lavoro splendido: in qualifica avevo danneggiato la macchina in un incidente e loro l’hanno rimessa a posto alla perfezione». Abbracciare tecnici e meccanici è la base del pilota che studia da campione. È la squadra che ti permette di correre e tu sei solo il terminale del lavoro, così gli hanno sempre insegnato papà e le persone che adesso si occupano della sua crescita. Schumacher ha vinto grazie a una partenza straordinaria, dal settimo al secondo posto, e poi con una saggia gestione delle gomme, scavalcando Ilott al pit stop. Dietro di lui si sono piazzati l’italiano Luca Ghiotto e il danese Cristian Lundgaard.
Per Mick è un momento d’oro: nelle ultime uscite ha ottenuto due terzi e un secondo posto, così da portarsi a tre punti dai leader della classifica, il russo Shwartzman e l’inglese Ilott. La ricetta per diventare campione? «Essere costanti nei risultati, amare il lavoro, avere un buon rapporto con la squadra. Gli ingredienti adesso ci sono tutti». Ricorda il padre anche nei modi, la gestualità, i lineamenti, quello sfondo di timidezza che in pista si trasforma in cattiveria agonistica. La Ferrari ha la supervisione, ma è il team Prema a mandarlo in pista a ogni Gran premio, a partire dalla Formula 3. La Ferrari per lui ha le porte spalancate, ma a Maranello il criterio di assunzione è il merito. Dovrà cavarsela con le sue forze anche se porta quel cognome. Anzi, dovrà sempre combinare qualcosa in più degli altri. Per farci emozionare. —
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