Senza il leone Froome l’incerta caccia al giallo

Prima i Pirenei poi i fuochi d’artificio sulle Alpi. Team Ineos comunque con un asso nella manica: Bernal. L’incognita Nibali 



È vero, in molti dicono che, nonostante l’assenza per infortunio (terribile caduta al Delfinato) di sua maestà Chris Froome, quello che doveva dare l’assalto al quinto Tour de France, alla fine la sua corazzata Ineos, l’erede della plurivittoriosa Sky, troverà comunque il modo di controllare e forse dominare la corsa.

Vero, potrebbe accadere da sabato a domenica 28 luglio a Parigi nelle 21 tappe della corsa ciclistica più importante al mondo. Fatto sta che, come nella sawana quando il vecchio leone invecchia, i giovani felini tirano fuori gli artigli per prendersi il controllo del territorio.

Sì, perché la sensazione è che la più incerta Grande Boucle degli ultimi anni, vista anche l’assenza di un altro pezzo da 90 come Tom Dumoulin (Sunweb), potrebbe anche finire con il nome del prossimo re dei leoni. E noi qualche fiches la punteremmo sul colombiano Egan Bernal, quello che il suo capo al Team Ineos, Dave Brailsford chiama “il Messi del ciclismo”, così tanto per “togliergli” un po’ di pressione addosso. Il 22enne un anno fa sulle strade di Francia diede sfoggio del suo talento prendendosi cura di capitan Froome, alla ricerca (fallita) del double col Giro, e pure vincendo la maglia bianca di miglior giovane. Quest’anno ha alzato il tiro: Parigi-Nizza, calcio alla sfortuna che lo aveva tenuto fuori dal Giro d’Italia per infortunio alla spalla, Giro di Svizzera vinto. È forte in salita Bernal, come tutti i colombiani, ma vola, nonostante il fisico minuto, anche contro il tempo. Un mix perfetto che fa traballare il record negativo dei corridori del Sudamerica, movimento sempre più emergente: non aver mai preso l’esame di laurea al Tour.

Una cronosquadre domenica e 27 km a cronometro ai piedi dei Pirenei il 19 luglio favoriscono il Team Ineos che può contare su atleti formidabili come Kwiatkowski, Poels, Castrovejo e pure il nostro Moscon. E poi c’è l’incognita Geraint Thomas, il gallese vincitore (a sorpresa) un anno fa. È caduto in Svizzera, non ha dato squilli importanti finora, partirà comunque alla pari col giovane compagno.

E gli altri? Dovranno scalare i pronostici su un percorso da subito impegnativo. Oltre alle crono ci saranno insidie ovunque e, naturalmente, Pirenei e Alpi. Sui Pirenei dominerà, sabato 20 luglio, l’arrivo in quota sul Tourmalet. In coda, prima di Parigi, la tre giorni di fuoco alpina: 25 luglio, arrivo a Valloire dopo una sequenza terrificante con Vars, Galibier e Izoard; 26 luglio: Tignes dopo l’Iseran. Quindi il 27 l’infinita salita di Val Thorens.

Ci sono Nairo Quintana, con Mikel Landa e l’eterno iridato Alejandro Valverde alla Movistar; Rigoberto Uran (EF), il tosto re di Liegi Jakob Fugslang (Astana), Adam Yates (Mitchelton) gemello in cerca di gloria, l’eterno incompiuto Richie Porte (Trek-Segafredo), l’emergente spagnolo Enric Mas (Deceuninck) già “benedetto” da Contador.

E poi i francesi. Pensateci: non vincono la corsa di casa dal successo di Bernard Hinault nel 1985, 34 anni fa. Un’eternità, sportivamente un dramma. E se d’un colpo s’arrendono alla vigilia due big come Froome e Dumoulin e un altro, Vincenzo Nibali, è reduce dal Giro e ha 34 anni, come non sperare di cantare la Marsigliese a fine luglio con Romain Bardet (Ag2r), ma col tallone d’Achille della crono, più di Thibaut Pinot (Groupama)? Già Nibali. Gli frulla nella testa un’idea: con una squadra forte (con Dennis) nella cronosquadre se superassi indenne la salita di La Planche des Belles Filles l’11 luglio poi... —



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