Sfida all’Ucraina di Sheva L’Inghilterra a Roma con obiettivo Wembley

Gia.odd.

C’è Inghilterra fuori da Wembley? Se lo chiedono tutti e non solo gli inglesi che dovranno sostenere la propria nazionale “a distanza” con la speranza di rivederla di nuovo nello stadio londinese, dove finora sono stati perfetti e implacabili, per la Final Four europea.

Stasera a Roma c’è in palio una semifinale storica per entrambe le squadre: quella di Southgate insegue un sogno e una rivincita, visto che nel 1996 si arrese al penultimo atto con il rigore sbagliato dall’attuale ct, mentre l’Ucraina di Shevchenko non ha mai superato i quarti in un torneo internazionale e vorrebbe vendicare la sconfitta nel girone 2012 che costò l’eliminazione nell’Europeo organizzato in casa. «L’Inghilterra ha giocatori favolosi ed è molto equilibrata – dice l’ex attaccante del Milan – ma anche noi siamo una buona squadra. E speriamo la nostra comunità venga allo stadio, ma ci aspettiamo anche che i tifosi italiani sostengano l'Ucraina». Il fattore campo può fare la differenza e annullare il gap tecnico che esiste tra inglesi e ucraini. Southgate ha solo l’imbarazzo della scelta per una squadra che può schierare Kean, Sterling, Grealish, Mount, Foden, Rashford e tanti altri talenti, oltre a poter contare sull’unica difesa ancora imbattuta nel torneo, ma nell’Olimpico romano non avrà il tifo dei propri tifosi (fondamentale per travolgere la Germania agli ottavi) e teme anche il caldo. «Può incidere e dobbiamo cercare di gestire questo problema – dice il tecnico – ma è tutto diverso. Siamo in trasferta contro una buona squadra e dipende dall’energia e dalla concentrazione che avremo: serviranno tanti leader e noi li abbiamo». L’ultima volta che ha giocato a Roma, l’Inghilterra pareggiò 0-0 con l’Italia e si qualificò ai Mondiali. C’è anche il precedente dell’Europeo 1968, concluso al 3° posto proprio all’Olimpico, mentre curiosamente i due ct erano avversari nella prima sfida tra le due nazionali (2-0 per gli inglesi). Era il 2000 e si giocava a Wembley, ma anche questa è un’altra storia. —

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