Si lavora a tre stagioni con il Giro d’Italia in regione E Trieste sogna il Mondiale

TRIESTE. Un anno, il prossimo, senza Giro d’Italia, ma non senza lavoro. Il risultato, sotto tutti i punti i vista, della due giorni Zoncolan-Trieste ha convinto anche i più scettici e allora già si pensa al futuro.
Pubblico record Chi ha seguito tutto il Giro 2014 anche solo alla tv ha immediatamente notato la differenza. Tra lo Zoncolan, sabato, e Trieste, domenica, la corsa rosa ha raccolto attorno a sè più pubblico che in tutte le 19 tappe precedenti. E il primo a essersene accorto è stato il direttore del Giro, Mauro Vegni. «Un pubblico incredibile agli arrivi, ma un pubblico numerosissimo in tutti i paesi piccoli e grandi attraversati dalla corsa. La risposta della gente è stata assolutamente superlativa» commenta il giorno dopo Enzo Cainero, il patron regionale delle tappe.
Programmazione E allora il futuro è già iniziato. Il prossimo anno, lo si sa già, il Giro non toccherà la nostra regione, la Regione ha deciso per una stagione di non investire sulla Corsa rosa (quest’anno l’accoppiata Zoncolan-Trieste è “costata” alle casse regionali attorno ai 600/650mila euro, ma con un ritorno immediato di cinque/sei volte tanto, senza contare l’immagine a lungo termine). Già si pensa però al 2016 e non solo. Perché il progetto ipotizza un impegno triennale (2016, 2017, 2018) con due tappe per ciascun Giro: lavorare per due tappe in regione - spiega infatti Cainero - significa infatti lavorare per qualcosa «che lascia davvero il segno». Se con la Rcs Sport - ovvero il “braccio” della Gazzetta dello Sport che si occupa anche dell’organizzazione della Corsa rosa - non ci sono problemi a mettersi attorno a un tavolo a ragionale sul progetto visto il rapporto consolidato, è però ovviamente necessario un confronto e un impegno da parte della Regione a sostegno del progetto stesso. Certo, quanto verificato sul campo sabato e domenica appena trascorsi è comunque un ottimo punto di partenza, pur in tempi di crisi come questi, anzi soprattutto in tempi di crisi come questi visto l’effetto volano che sa innescare. Sotto il profilo tecnico, poi, Cainero ha già in mente una dozzina di tracciati da proporre perché, ne è convinto, sono ancora tanti gli angoli di questa regione da far scoprire al grande mondo del ciclismo.
Non solo Giro d’Italia Lo Zoncolan è sempre più un “marchio” vincente. Piace, e non solo in Italia. Ad esempio il Tour de Pologne, il Giro di Polonia (corsa molto qualificata di una settimana che si disputa a inizio agosto e che lo scorso anno era partita dalle Dolomiti trentine) vorrebbe inserire lo Zoncolan nel proprio programma. E non è l’unica richiesta arrivata sulla scrivania di Cainero.
Campionato del Mondo Se lo Zoncolan piace sempre più nel mondo della bicicletta, il vero, grande sogno di Cainero è e resta organizzare un Campionato del Mondo a Trieste. Un tarlo che stuzzica l’organizzatore friulano dal 2000, da quando cioè organizzò in città la Settimana Tricolore con un circuito che da piazza Unità toccava Campi Elisi, il palazzetto di Chiarbola, la vecchia camionale fino al bivio ad acca, e poi giù, l’Università, via Fabio Severo, la stazione e ancora le Rive. «Un circuito a mio avviso assolutamente perfetto per un Mondiale - commenta Cainero -, se poi c’è anche la bora...» E in quel Tricolore la bora si fece sentire, eccome... Ma un Mondiale costa parecchi soldini (siamo sull’ordine, complessivamente, delle decine di milioni, ma con finanziamenti che arrivano anche dai massimi livelli nazionali) e necessita di un lavoro molto lungo e complesso non solo di preparazione tecnica ma anche semplicemente per arrivare all’accettazione della candidatura e quindi alla sfida con le altre aspiranti sedi della sfida iridata. Un sogno, certo, ma come ha detto Mauro Vegni nell’intervista concessa ieri al Piccolo, «Cainero ci ha insegnato a vincere anche le scommesse più difficili». E allora, chissà...
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