Strama: «Il mio futuro non dipende dalla Coppa»

Si parte dal 2-1 per la Roma della partita di andata ma il tecnico dell’Inter spiega: «Dobbiamo dare il massimo fino al 30 giugno, poi il presidente deciderà»
Inter Milan head coach Andrea Stramaccioni gives instructions during their Italy Cup soccer match beteween Inter Milan and Hellas Verona at the Giuseppe Meazza stadium in Milan, Italy, 18 December 2012. ANSA/DANIEL DAL ZENNARO
Inter Milan head coach Andrea Stramaccioni gives instructions during their Italy Cup soccer match beteween Inter Milan and Hellas Verona at the Giuseppe Meazza stadium in Milan, Italy, 18 December 2012. ANSA/DANIEL DAL ZENNARO

MILANO. L’Inter si aggrappa alla Coppa Italia. A una semifinale di ritorno di Coppa Italia contro la Roma, che parte dal 2-1 dell’andata e si presenta al “Meazza” in condizioni sulla carta migliori rispetto ai nerazzurri, martoriati dagli infortuni e reduci da una serie di risultati negativi. Nelle ultime quattro uscite a San Siro solo una volta Zanetti e compagni hanno trovato l’acuto, in EuroLega con il Tottenham, perdendo poi contro Bologna, Juve e Atalanta.

Moratti crede nella squadra e nel tecnico. Un appoggio che rinfranca Andrea Stramaccioni. «Ma in questo momento la fiducia credo sia verso tutti, non solo per me - ha detto ieri il tecnico in conferenza stampa -. Dobbiamo dare il massimo fino al 30 giugno, poi il presidente tirerà le somme, non credo che il mio futuro dipenderà da questa gara di Coppa». Il tecnico scaccia così i fantasmi di un esonero in anticipo. «So che nel calcio sono più importanti le ultime dieci partite in ordine cronologico rispetto alle dieci precedenti, ma fino a un certo punto ce la siamo giocata alla pari contro tutti - ha aggiunto Stramaccioni -. Successivamente abbiamo avuto le nostre colpe, ma ci è successo oggettivamente di tutto».

L’allenatore dell’Inter poggia le sue sicurezze su un dato che riguarda il futuro e va oltre le recenti batoste e l’ostacolo rappresentato dalla Roma. «L’Inter ha chiuso certe operazioni sul mercato per le quali è stato chiesto il mio parere - ha detto ancora Stramaccioni -. Anche se so che questo potrebbe non essere indicativo io porterò a termine la stagione, poi il presidente deciderà se continuare con me o con un altro. Mancano sette partite, speriamo otto». Per giocare una gara in più è necessario battere la Roma e assicurarsi l’accesso alla finale contro la Lazio, ma alla lunga lista di indisponibili già noti (il trio Cassano-Milito-Palacio in primis, perché al “Trenza” il miracolo del recupero lampo non dovrebbe riuscire) si sono aggiunti in extremis i dubbi sulla presenza di Juan Jesus e Alvarez. Se ne saprà di più oggi, quando verrà diramata la lista dei convocati, subito dopo l’allenamento previsto in mattinata. «La situazione è questa, è da un po’ che conviviamo con l’emergenza e non ne abbiamo mai fatto un alibi, non cominceremo ora - ha sottolineato Stramaccioni in conferenza stampa -. Vogliamo ribaltare un pronostico che per qualcuno è già scritto, fermo restando il valore della Roma. Quest’anno non siamo riusciti a batterla quando eravamo al completo e questo fa capire che sarà una gara molto difficile, contro un avversario che ha un ottimo mix tra mostri sacri come De Rossi e Totti e giovani di grande prospettiva. In più domenica scorsa hanno riposato sei o sette giocatori che presumibilmente saranno in campo domani, mentre noi saremo gli stessi e abbiamo perso Gargano e Nagatomo. Però conosco la tempra dei miei ragazzi, non prometto la finale ma daremo tutto».

È l’ultimo appiglio a cui aggrapparsi in una stagione finora stregata.

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