Successo che sa di antico Tanto cuore, tanto “Coro”

TRIESTE. Ci eravamo abituati bene. Le vittorie su Imola e Fortitudo Bologna, così larghe, così comode, avevano regalato l’idea/illusione di accelerazioni fatali da parte biancorossa. Un killer instict che la banda di Dalmassson stava coltivando. E per un po’ sembrava pure che le cose stessero così: più 14, gara in pugno. Errori, ingenuità, forzature oltre - per carità - ai meriti di Matera hanno frantumato quell’illusione. Siccome non tutto il male finisce per nuocere, tuttavia, la Pallacanestro Trieste ha dimostrato di poter trovare le risorse necessarie per vincere anche in volata, dopo che era uscita sconfitta dalle due precedenti partite più aperte da inizio stagione (il finale di Mantova e Recanati).
Per fortuna nel basket di Trieste la classe operaia va sempre in Paradiso. Nel senso che se Zahariev è così impalpabile e impreciso da farsi preferire il quasi omonimo avversario Zaharie e se nella giornata in cui manca Landi, fermato dai già noti problemi allergici, Canavesi non brilla certo per intensità, a permettere di venire a capo della questione sono i “soliti guerrieri”. Bobo Prandin è essenziale nel firmare l’allungo più significativo di Trieste nel secondo quarto e nel dare la scossa alla squadra quando nell’ultimo parziale Matera riesce a sorpassare i biancorossi. Una felice scelta musicale nel timeout a cinque minuti dalla sirena scandisce “Eye of the tiger”. Quegli occhi della tigre che Trieste in precedenza ha lasciato intravvedere solo a tratti. Mostra gli occhi giusti Andrea Pecile che riprende quota dopo un eccellente primo quarto, indubbiamente li possiede capitan Coronica. Ritorno al futuro: utilizzato a lungo da “4” a causa dela mancanza di un quarto elemento nella rotazione dei lunghi, Coronica è l’uomo che decide il finale della partita. Cattura rimbalzi, segna su imbeccata di “Sunshine”, finito lungo disteso sul parquet dopo un contatto riesce in quelle condizioni a dare un assist a Lollo Baldasso. Cambiano gli uomini ma per fortuna non cambia lo spirito della squadra.
Il resto verrà, perchè Baldasso sta acquisendo confidenza, perché Pipitone anche stavolta incappa in cinque falli ma rimane in campo per 25’ e perché Parks è autore di una doppia doppia (16 punti e undici rimbalzi), alternando lampi di grande atletismo e personalità ad alcune ingenuità come regalare tre tiri liberi a un avversario (Hamilton) allo spirare di un parziale.
Il pubblico del PalaRubini stavolta si attesta su quella che è finora la media stagionale: 2970 spettatori. Giusto il tributo di applausi, simpatia e riconoscenza a “Mastro”, ex troppo cocolo. E un’esibizione di una virtuosa di pole dance per la prima volta convince la maggior parte degli spettatori a rimanere incollati ai loro posti durante l’intervallo...
@degrax
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