TAVECCHIO SCANDALIZZA MA FA COMODO
di STEFANO TAMBURINI
Un po’ Bernard Blier nel Righi, il cinematografico pensionato pasticcione e senza ritegno di Amici miei, e un po’ mummia momentaneamente in fuga dal museo egizio. Il presidente della Federcalcio Carlo Tavecchio è un personaggio fuori dal tempo, eppure così drammaticamente attuale, ben legato con l’immagine di un calcio al limite della macchietta eppure così bisognoso di finti comandanti alla mercè dei poteri forti. Sì, non fatevi ingannare dalle apparenze e dalle gaffe: uno come Tavecchio è il miglior re travicello possibile per un mondo che vuole in sostanza continuare a farsi gli affaracci propri.
Se non fossero cose molto serie, questo 72enne vecchio arnese della politica e del sottopotere potrebbe anche suscitare un minimo di tenerezza nel suo essere maldestro. È più forte di lui, appena apre bocca la spara grossa, al punto da evitare come la peste la tradizionale intervista nell’intervallo delle partite della Nazionale. Dopo le prime in finta diretta (domande e risposte concordate) non lo si vede più con quell’imbarazzante divisa fatta di un impermeabilone di due taglie extra e una coppola da anni Cinquanta che sa tanto di “Fantozzi contro tutti”.
Solo che, tv o non tv, poi comunque parla. E anche nel resto del mondo guardano, ascoltano e leggono. E si fanno un’idea che non è solo legata al personaggio ma anche a tutti noi, alle mancate reazioni e agli anticorpi che non ci sono più. E lo vedono così tristemente comico da non sapere più qual è quello vero fra lui e Maurizio Crozza che lo imita.
Prima di essere eletto se la prese con i giocatori di colore «mangiatori di banane», quindi con le donne «che sembrano handicappate e che invece...». Poi è andato avanti, con sponsor imbarazzanti come Mario Macalli, l’ormai ex potentissimo presidente della Serie C caduto in disgrazia per via da una storiaccia di contributi negati a una società in concorrenza con un’altra per la quale Macalli aveva registrato il marchio. Così come Claudio Lotito, indagato per la telefonata con il dirigente dell’Ischia Iodice, quella in cui si sosteneva che era meglio che squadre come Carpi e Frosinone non salissero in A. Ma anche quello che indossa, anzi ostenta, la tuta della Nazionale per intimorire chi non è della corte. Oppure quel presidente dei Dilettanti, Felice Belloli che aveva definito il calcio femminile «roba per quattro lesbiche». Insomma, tutta gente che fa dei discorsi da osteria una ragion d’essere. E dunque le brutte parole contro gli ebrei e gli omosessuali di Tavecchio non sono che le ultime di una lunga serie destinata purtroppo a non finir qui. Il mondo del calcio magari s’indigna - o fa abbastanza finta - ma è in piena assuefazione. Questo presidente in fondo è in linea con il mare di scandali e di inchieste aperte che non si sa dove porteranno. E non c’è solo il sospetto di combine a raffica e di scommesse truccate, ci sono anche le storiacce legate ai finanziamenti gestiti in modo distorto da un monopolio, quello di Infront e del suo metodo di controllo indiretto del potere.
E c’è anche il modo di fare di questo re travicello che incontra come se niente fosse un condannato in via definitiva per Calciopoli come Antonio Giraudo per trattare il ritiro di richieste di risarcimenti danni che Juventus e Federcalcio reclamano vicendevolmente.
Purtroppo sembra che non si possa far niente. Le parole del presidente del Coni, Giovanni Malagò, sono disarmanti: «Le frasi sono inaccettabili ma non c’è alcun presupposto tecnico-giuridico perché si possa commissariare la Federcalcio».
È anche vero che l’ultima intervista, quella delle frasi anti-ebrei e anti-gay, è una sorta di trappolone. Ordito magari da chi era andato a bussare a denari ed era stato respinto. Ma non è un’attenuante: il problema non è il come, ma il fatto che uno possa solo anche pensarle quelle cose lì. Tavecchio è semplicemente impresentabile, inadeguato, obsoleto. Ma quelli che contano lo vogliono proprio così. Le gaffe sono un fastidio da scrollata di spalle, c’è ben altro che non si vede, che si intuisce e basta. E purtroppo è molto peggio di queste frasi becere e odiose.
@s__tamburini
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