Trieste, pagata a Recanati la mancanza di leadership

Basket A2 Est: i biancorossi più esperti non sono stati capaci di mettere il match a loro favore, nè di indicare ai giovani il giusto atteggiamento da tenere in campo
Di Matteo Contessa
Foto BRUNI 16.10.15 Basket Serie A2 Est : Pallacanestro TS-IMOLA--Zahariev e Hassan
Foto BRUNI 16.10.15 Basket Serie A2 Est : Pallacanestro TS-IMOLA--Zahariev e Hassan

TRIESTE. Sono diventate una consuetudine, negli inizi di stagione degli ultimi anni, le sconfitte in trasferta della Pallacanestro Trieste. È comprensibile: con organici ogni estate più o meno rinnovati e sempre con giocatori giovani e a digiuno di esperienze da titolari, ci può stare che siano spaesati lontano da casa, quando l’ambiente è avverso nel suo complesso. A maggior ragione quest’anno, che il roster è stato praticamente rifatto daccapo. Non c’è continuità sufficiente con l’anno scorso, non tutti sono ancora entrati dentro il loro ruolo, nè hanno ancora digerito appieno il “metodo Dalmasson”. Tutto questo per dire che la sconfitta di domenica a Recanati brucia perchè i marchigiani, oltre all’ardore, non avevano molto altro da spendere ed erano battibili. Però non è uno stop fuori dalla logica, proprio perchè dal punto di vista temperamentale Trieste è un cantiere ancora aperto.

«Ma non è un aspetto che riguarda soltanto i giovani, il problema in questo momento riguarda tutta la squadra», ha sostenuto il tecnico Eugenio Dalmasson a mente ancora calda, a Recanati. E ha ragione. Perchè poteva essere prevedibile che Pipitone, Baldasso e anche Bossi potessero inizialmente trovarsi in difficoltà nell’approccio e nella personale gestione del match in un ambiente avverso. Un po’ meno lo era il fatto che atleti navigati come Pecile, Prandin, Canavesi e lo stesso Coronica, ormai assimilabile a un veterano, non sapessero trovare la maniera per orientare il match a proprio favore lasciando invece che addirittura tre soli avversari bastassero per metterli sotto e vincere. Il loro compito, facendo da chiocce, è invece proprio questo: trovare la strada, indicarla ai più inesperti e trascinarceli dentro. A Recanati non è avvenuto con nessuno, la prestazione di Parks è stata un “one man show” prodotto in proprio. Per non dire di Zahariev, che per ruolo e qualità tecniche dovrebbe fare la prima punta e invece già in un paio di occasioni, in questo primo mese di campionato, si è completamente votato all’oblio. È una questione di leadership caratteriale, innanzitutto. Questo manca, al momento. Perchè, come ricorda il coach, «è facile fare i leoni quando abbiamo tremila persone dietro che ci spingono. Se siamo davvero leoni, dobbiamo esserlo ovunque, dentro e fuori casa. Invece in trasferta per adesso abbiamo un approccio completamente diverso rispetto al PalaRubini. E questo non mi piace, non è un segnale di maturità. Valuto la squadra e a Recanati questa non ha avuto alcun leader. Anzi, ci siamo messi in difficoltà da soli: percentuali modeste di tiro, persi tanti palloni (16, troppi contro il fanalino di coda, così come i 24 falli commessi, ndr), mai in grado di attaccare il canestro in modo credibile».

Parole come pietre. Se dobbiamo basarci sull’esperienza del passato, Dalmasson darà un segnale forte ai giocatori. Il risultato del quale potremo vederlo non tanto domenica in casa contro Matera, quanto piuttosto a Chieti, fra 8 giorni, nel turno infrasettimanale.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © Il Piccolo