Triestina, Gotti il nuovo allenatore
Il tecnico veneto ha firmato un contratto biennale. «A Treviso mi hanno apprezzato, non ho moduli da imporre, sarà un anno decisivo». Nel suo staff anche due ritorni in alabardato: il preparatore atletico Andrea Bellini, e il vice Daniele Pasa

TRIESTE
Adesso è arrivata anche l’ufficialità a certificare quello che era già nell’aria da mercoledì: è Luca Gotti il nuovo allenatore della Triestina. Il tecnico veneto (è nato ad Adria nel 1967) ha firmato un contratto biennale. Nel suo staff anche due ritorni in alabardato: quello del preparatore atletico Andrea Bellini, che aveva lavorato con Ezio Rossi ai tempi della doppia scalata alla B, e quello di Daniele Pasa, che sarà il vice di Gotti e che aveva giocato con la maglia alabardata in serie C2, dal 1999 al 2001.
Gotti, 42 anni il prossimo settembre, dopo una carriera da calciatore in diverse squadre venete, ha iniziato l’attività da tecnico nel 1998, alla guida della Primavera del Milan. Poi ha allenato Montebelluna, Pievigina, Bassano Virtus e la Primavera della Reggina. Nel 2006 è stato chiamato a guidare la nazionale under 17. Poi, nella stagione appena finita, l’esordio in B a Treviso, dove ha pagato soprattutto la disastrosa situazione societaria. La Triestina assicura che non si tratta di un ripiego, ma di una scelta della prima ora (in effetti aveva incontrato Gotti appena finito il campionato). E dopo il dietrofront di Ventura, è tornata subito a inseguirlo con decisione.
Gotti, le prime sensazioni da nuovo allenatore della Triestina?
«Sono molto soddisfatto, ma sono anche fiducioso, perché mi sembra che ci siano tutti i presupposti giusti per far bene. Poi, naturalmente, sarà solo il campo a parlare».
Nonostante la difficile stagione di Treviso, in quell’ambiente tutti parlano bene di lei e sembra aver lasciato un buon ricordo.
«Dire che è stata una stagione difficile è un eufemismo. Ma nonostante l’annata davvero tribolata per i motivi che tutti sanno, la sensazione è proprio quella di aver lasciato comunque qualcosa, sia dentro che fuori dal campo. Ho avvertito un gradimento nei miei confronti, sia nel rapporto umano con i giocatori, sia per il lavoro fatto sul campo. Quindi, nonostante il contesto, ci sono state tante componenti positive».
Vista dalla parte della tifoseria alabardata, la scelta della Triestina ha un po’ spiazzato l’ambiente: in molti si sono chiesti qual è la logica nel passare da un nome molto noto come quello di Ventura a un volto nuovo come il suo.
«Capisco benissimo che la società potrà avere un problema con la piazza e i tifosi avendo scelto un nome che magari può avere un minor gradimento. Ma credo che questo varrà solo a breve termine. Forse potremo avere un po’ di meno spinta all’inizio fuori dal campo, ma dopo tre o quattro partite parleranno i risultati. Se ci saranno solo sconfitte, ci potrebbe essere anche Lippi ad allenare e verrebbe contestato comunque. Se invece le partite si vincono, può esserci in panchina anche il meno considerato del mondo ma a tutti andrebbe bene così».
Cosa può promettere allora ai tifosi alabardati?
«Quello che posso assicurare è la serietà del lavoro e le cose fatte con un certo criterio».
Si affida a un modulo base?
«In generale non credo che i giocatori debbano snaturare le proprie caratteristiche e adattarsi a un modulo, sono io che devo adattarmi ai giocatori a disposizione. Detto questo, va considerato però che la Triestina è una squadra con diversi giocatori in scadenza o in uscita, quindi va elaborata insieme una precisa strategia. Insomma, non sono certo un integralista, ma un preciso progetto in testa ce l’ho».
Avverte questa avventura come una grande occasione per la sua carriera?
«So che sarà un anno decisivo per dare una certa direzione alla mia carriera, ma per me quello che conta è soprattutto l’oggi. E’ l’oggi che è importante a livello personale, visto che arrivo in una piazza come Trieste».
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