Una pazza Inter a San Siro Fiorentina ribaltata con fatica
MILANO
Dopo i debutti vincenti e convincenti di Juve, Atalanta e Lazio, delle italiane di Champions mancava l’Inter. Tre punti anche per Conte, alla fine. Ma quanta sofferenza. La sua seconda creatura è ripartita folleggiando come la prima, in piena tradizione nerazzurra: subito 0-1, poi 2-1, 2-3 e 4-3 col ribaltone tra l’87’ e l’89’ quando in campo era saltato tutto, con un 4-3-1-2 e persino Nainggolan dentro a cercare il miracolo.
Hanno deciso i cambi: la Viola è crollata quando è uscito Chiesa per Lirola, l’Inter è decollata con Sensi a dirigere le operazioni e Hakimi e Sanchez (autori dei due assist finali) a dare qualità alla manovra. Dietro, però, è stato un autentico disastro. Soprattutto Kolarov, unico nuovo titolare. Hanno segnato di nuovo Martinez e Lukaku, ma il migliore è stato di gran lunga Ribery: lui sì, che avrebbe meritato i tre punti.
Sul finire dello scorso campionato lo 0-0 contro i viola era stata l’ultima volta di un’Inter senza gol. Da allora, 22 in 8 partite, Europa compresa, con ben 8 firme di Lukaku. Anche allora in campo dal 1’ c’era Eriksen che pure questa volta ha sprecato la chance da titolare. Ma il vero problema nerazzurro, fin da subito, ieri è stata la difesa.
Senza De Vrij squalificato e con Skriniar al centro del mercato in panchina, Conte è ripartito con il tris mai visto D’Ambrosio - Bastoni - Kolarov e la Viola ha subito fatto breccia. In gol al 3’ con Kouamé imbeccato prima dal cross dell’ex Biraghi, ma soprattutto tenuto in gioco da D’Ambrosio e dimenticato da Kolarov, avrebbe potuto bissare con Biraghi (mancino fuori), ancora Kouamé (fuga capolavoro di Ribery e poi uscita decisiva di Handanovic) e Milenkovic (incornata alta da ottima posizione). Il tutto in un avvio choccante per Conte, che già dopo 8’ punteggiati dai palloni persi in uscita da Eriksen, Barella (il più lesto poi a riscattarsi) e Brozovic, si è tolto la giacca e, nonostante i 10 gradi, è rimasto in camicia.
Robusta a centrocampo e attenta dietro, dopo la partenza-lampo la Fiorentina si è poi limitata a gestire in stile-Iachini, fallendo ancora il raddoppio al 41’ con Kouamé, chiuso in extremis da Young. L’Inter, con Lukaku impegnato da Caceres in sfiancanti corpo-a-corpo, non ha mai trovato profondità né idee. Inconsistente l’apporto di Perisic, ritrovato dopo il Triplete con il Bayern, non ha mai tirato in porta prima del gran gol di Martinez che ha chiuso il primo tempo al 47’. Una sola azione degna di nota (Brozovic in ritardo di un filo su cross di Barella) e, al 18’, il rigore prima concesso da Calvarese e poi cancellato dalla Var per l’anticipo da tergo di Caceres su Martinez, pronto al tiro su imbeccata di Lukaku.
Il premio per i nerazzurri diventa esagerato a inizio ripresa. Tira ancora il Toro argentino, ma per il 2-1 è decisivo il flipper Amarabat-Ceccherini. Poi, Ribery inventa il sorpasso firmato da Castrovilli e Chiesa, ma la «rosa» profonda che adesso Conte può vantare fa la differenza: Hakimi imbecca Lukaku, Sanchez bissa con D’Ambrosio. Roba da pazza Inter. Anche se il suo allenatore da 14 mesi sta lavorando per darle stabilità ed equilibrio. Non ce l’ha ancora fatta. —
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